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Qual'è la causa dell'AIDS?
 
L'AIDS è causata da un virus chiamato HIV.
HIV è la sigla inglese che sta per Human Immunodeficiency Virus (Virus dell'Immunodeficienza Umana).
Il virus dell'AIDS fa parte di una famiglia particolare di virus chiamata retrovirus.
Tutti i virus hanno al loro interno un piccolo filamento di codice genetico che può essere formato da DNA (acido desossiribonucleico) o da RNA (acido ribonucleico).
Il codice genetico delle cellule animali e umane è costituito solamente da DNA. L'RNA nelle cellule umane c'è ma viene utilizzato unicamente per la produzione delle proteine. L'RNA, nelle cellule umane, deriva dal DNA del codice genetico e viene prodotto mediante un enzima chiamato trascrittasi (chiamato così perché trascrive le istruzioni contenute nel DNA in istruzioni contenute nell'RNA).
Il virus dell'AIDS, che chiameremo semplicemente HIV, è un virus che contiene RNA; per infettare una cellula umana l'HIV ha bisogno di un particolare enzima che permetta di tradurre l'RNA virale in DNA umano; questo enzima, che funziona al contrario rispetto a quello contenuto nelle cellule umane, si chiama trascrittasi inversa.
Tutti i virus che utilizzano questo enzima per infettare le cellule umane si chiamano perciò retrovirus.

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Dove ha avuto origine l'AIDS?

Le ricerche sulla provenienza dell'AIDS sono ancora in corso e molte ipotesi sono state fatte sulla sua origine.
La prima notizia sull'AIDS venne dagli Stati Uniti d'America, dove i primi ad essere colpiti furono degli omosessuali.
Tutto iniziò nel 1981 quando negli Stati Uniti cinque omosessuali maschi che erano precedentemente in buona salute, si ammalarono di un tipo di polmonite assai rara, chiamata "polmonite da Pneumocistys Carinii".
Nello stesso anno si ebbe notizia di altri ventisei giovani che avevano contratto il sarcoma di Kaposi, una forma di cancro molto rara.
Tutti questi uomini erano omosessuali e vivevano in grandi aree metropolitane (New York, Los Angeles, San Francisco).
Data la presenza tra i primi colpiti di diversi soggetti originari dell'isola di Haiti nonché di numerosi gay americani che si erano recati in quest'isola per le vacanze, si pensò di ricercare lì l'origine della malattia. In realtà anche in Haiti l'epidemia era stata importata da alcuni lavoratori immigrati provenienti dall'Africa equatoriale, area in cui la malattia, come sembra ormai certo, era presente da anni.
Fino al 1981 sia la polmonite da Pneumocistys sia il sarcoma di Kaposi erano state riscontrate solo in persone il cui sistema immunitario era danneggiato.
Il fatto che queste due malattie venissero contratte da giovani, precedentemente in buona salute, fece pensare ad una malattia che avesse danneggiato direttamente il loro sistema immunitario.
La malattia che aveva colpito i giovani omossessuali maschi americani venne chiamata AIDS e si pensò subito che essa fosse causata da un virus.
Qualche anno dopo il prof. Montagnier, dell'Istituto Pasteur di Parigi, isolò un virus dalle cellule del sistema linfatico dei soggetti colpiti e lo chiamò LAV; contemporaneamente un'analoga scoperta venne fatta dal gruppo del prof. Robert Gallo negli Stati Uniti: il virus venne chiamato in questo caso HTLV-III.
Successivamente si capì che l'HTLV-III ed il LAV erano lo stesso virus il quale venne definitivamente denominato HIV.
È ormai certo che l'AIDS è provocata da un virus, questo virus è l'HIV.
L'arrivo dell'AIDS tra i gay americani, la loro alta frequenza di rapporti sessuali occasionali, il successivo passaggio del virus ai tossicodipendenti nonché l'estrema disponibilità agli spostamenti ed ai viaggi intercontinentali, tipico fenomeno moderno, ne hanno facilitato una rapida diffusione in tutto il mondo.

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Come l'HIV penetra nell'organismo?
 
L'HIV è contenuto in grandi quantità nel sangue, nello sperma e nelle secrezioni vaginali delle persone infette. Tanto più vecchia è l'infezione, tanto maggiore è la quantità di virus contenuta nell'organismo.
L'HIV è contenuto, seppure in quantità molto piccole, anche nelle urine, nella saliva, nel sudore e nelle lacrime delle persone infette.
Tuttavia il semplice contatto cutaneo con tutti questi liquidi biologici (sangue, sperma, saliva, ecc.) non è sufficiente a provocare l'AIDS.
Per contrarre l'AIDS sono invece necessarie entrambe queste condizioni:

  • l'HIV per infettare l'organismo deve penetrarvi superando le sue barriere naturali di rivestimento, o esterne (pelle) o interne (mucose)
  • l'organismo infettato deve venire in contatto con alte quantità di virus

Le modalità con cui più frequentemente si trasmette l'HIV e quindi si può contrarre l'AIDS sono:

  • mediante rapporti sessuali completi non protetti con persone infette
  • mediante l'impiego di siringhe appena usate da persone infette
  • mediante trasfusioni di sangue infetto
  • dalla madre infetta al futuro neonato durante la gravidanza

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Come l'HIV danneggia l'organismo?

Quando l'HIV entra nell'organismo penetra all'interno di alcuni cellule del sangue chiamate globuli bianchi. Successivamente l'HIV si moltiplica all'interno dei globuli bianchi e li distrugge venendo riversato nel sangue e continuando ad infettare altre cellule.
I globuli bianchi sono le cellule di difesa dell'organismo e svolgono una parte importante dei compiti del sistema immunitario. A loro volta i globuli bianchi si possono suddividere in tre gruppi: i granulociti, i linfociti ed i monociti. Questi tre tipi di globuli bianchi hanno forma, dimensioni e funzioni differenti.
Ogni giorno vengono prodotti nell'organismo milioni di globuli bianchi ed ugualmente una grande quantità ne viene distrutta. In alcune fasi della nostra vita, per esempio durante il corso di molte malattie infettive, si può verificare un aumento del numero dei globuli bianchi fino a 2-3 volte il loro numero normale. Questo incremento è una reazione di difesa dell'organismo che attiva un maggior numero di cellule del sistema immunitario per combattere le malattie.
I globuli bianchi colpiti dall'HIV sono i linfociti, le cellule intelligenti del sistema, che ne controllano e regolano tutta l'organizzazione. In particolare i linfociti colpiti dall'HIV sono i "linfociti T helper", così chiamati in quanto aiutano le altre cellule del sistema immunitario a svolgere le loro funzioni.
Perciò quando l'HIV si propaga nel sangue distrugge i globuli bianchi e lascia l'organismo indifeso di fronte agli attacchi di altre infezioni o dei tumori.
In realtà il malato di AIDS è colpito da tutta una serie di malattie infettive banali o rare che non riesce a combattere in quanto le sue difese sono compromesse dall'HIV.

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Che cosa vuol dire essere sieropositivo?

Quando l'HIV penetra nell'organismo provoca una serie di reazioni del sistema immunitario, una delle quali è la produzione di anticorpi specifici.
Gli anticorpi sono delle proteine altamente specializzate che vengono prodotte da alcuni tipi di globuli bianchi al momento della penetrazione nell'organismo di sostanze estranee (chiamate antigeni). Fra le sostanze estranee che possono penetrare nell'organismo e che stimolano la produzione di anticorpi vi sono i virus.
La presenza di un alto numero di anticorpi permette al sistema immunitario di contrastare efficacemente i germi che penetrano nell'organismo.
La produzione di anticorpi è così importante che, per molte malattie infettive, viene indotta artificialmente attraverso l'introduzione nell'organismo di antigeni appropriati. Questa attività viene chiamata vaccinazione.
Purtroppo gli anticorpi prodotti naturalmente contro l'HIV non sono sufficienti a distruggerlo completamente ed inoltre non esiste ancora un vaccino efficace contro l'HIV poiché questo virus si nasconde all'interno delle cellule del sistema immunitario modificandosi continuamente.
Il sieropositivo per l'HIV è una persona che possiede anticorpi contro il virus dell'AIDS. Questi anticorpi si possono trovare nella parte solubile del sangue che è chiamata siero (da cui la parola sieropositivo).
La presenza degli anticorpi è quindi un segno indiretto di avvenuto contagio. Segni diretti della presenza del virus nel sangue comportano metodiche di analisi molto costose, che normalmente non vengono adottate.
E' importante sapere bene che:

  1. Dal momento della penetrazione dell'HIV nell'organismo al momento in cui si diventa sieropositivi (cosiddetto periodo finestra) trascorrono molti giorni, in genere da due settimane a sei mesi.
  2. Dal momento del contagio al momento di comparsa dei sintomi dell'AIDS (cosiddetto periodo di incubazione o di latenza) trascorrono molti mesi, in genere da sei mesi a 15 anni. Si pensa addirittura che vi siano dei soggetti sieropositivi che non si ammaleranno mai di AIDS.

Da quanto detto al punto 1. emerge un fatto importante: durante il "periodo finestra" un sieronegativo infetto (cioè una persona che ha già nel suo sangue il virus ma non ha ancora gli anticorpi contro di esso) può contagiare altre persone che si espongano con lui a delle attività a rischio.

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Come si può contrarre l'AIDS?

Come si è già visto l'HIV può essere presente nei liquidi biologici come il sangue, lo sperma, la saliva e le lacrime. Tuttavia è pressoché impossibile contrarre l'AIDS dalla saliva o dalle lacrime. Pertanto l'AIDS si può contrarre:

  • per mezzo di rapporti sessuali
  • ricevendo sangue infetto

RAPPORTI SESSUALI
 
La trasmissione è possibile quando il sangue e/o lo sperma o le secrezioni vaginali di una persona portatrice del virus penetrano nel sangue dell'altro partner.
Qualunque pratica sessuale che determini una fuoriuscita di sangue all'interno della vagina, dell'ano o della bocca può permettere la trasmissione del virus e quindi il contagio.
I rapporti sessuali anali, determinando con più probabilità lesioni della pelle e delle mucose, possono determinare più frequentemente contatti diretti sangue-sangue o liquido seminale-sangue e pertanto risultano molto più rischiosi. Viceversa i rapporti orali, in genere meno traumatizzanti, presentano un minor rischio di contagio.
Infine una quota sempre maggiore di casi di AIDS è determinata da rapporti eterosessuali.

SANGUE INFETTO

Quando una persona sana utilizza un ago o una siringa non sterilizzati che siano stati precedentemente usati da una persona infetto, l'HIV può essere trasmesso.
Questo perché nella siringa quasi sempre rimangono delle goccioline di sangue che possono contenere elevate quantità di virus.
I tossicodipendenti, che utilizzano spesso siringhe in comune, sono per questo motivo la categoria più a rischio di infezione.
Le donne sieropositive possono trasmettere il virus ai loro bambini durante la gravidanza e durante il parto attraverso un passaggio diretto di sangue al neonato.
A proposito dei neonati di madri sieropositive c'è da sottolineare un fatto molto importante. I neonati di madre sieropositiva sono sieropositivi alla nascita. Tuttavia solo una piccola parte di loro rimane sieropositivo per sempre.
Questo avviene perché la madre trasmette sempre al neonato i suoi anticorpi e non sempre trasmette i virus dai quali è infetta.
Siccome il test per l'AIDS va a ricercare nel sangue gli anticorpi contro l'HIV, il neonato sarà sieropositivo poiché ha gli anticorpi della madre. Perciò torneranno ad essere sieronegativi tutti quei neonati che hanno ricevuto solo gli anticorpi ma non il virus; rimarranno sieropositivi tutti i neonati che hanno ricevuto anche l'HIV. In questi ultimi la malattia avrà un decorso più rapido.
L'HIV può essere trasmesso attraverso trasfusioni di sangue infetto. Questo fatto purtroppo si è verificato in qualche caso in passato ed i colpiti sono stati soprattutto coloro che hanno ricevuto un alto numero di trasfusioni, come per esempio i malati di emofilia (malattia della coagulazione del sangue).
Attualmente il rischio di contrarre l'AIDS attraverso le trasfusioni è molto basso; tutto il sangue prelevato in Italia è controllato scrupolosamente, analoghi controlli sono previsti per il sangue proveniente dall'estero.

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Come non si contrae l'AIDS?

L'AIDS non si contrae:

  • attraverso le strette di mano, gli abbracci, le carezze;
  • attraverso i baci superficiali;
  • attraverso i baci profondi, purché non vi sia passaggio di sangue in grande quantità;
  • attraverso i colpi di tosse o gli starnuti;
  • attraverso il contatto con feci, urine, vomito, saliva, lacrime;
  • attraverso il contatto di sangue con una pelle intatta;
  • utilizzando bicchieri, piatti e stoviglie in comune;
  • utilizzando servizi igienici in comune;
  • in piscina;
  • attraverso le zanzare o altri animali;
  • dal medico o dal dentista purché utilizzino strumenti sterili;
  • donando sangue.

Da tutto ciò deriva che non c'è alcun rischio nel convivere con un malato di AIDS o nell'assisterlo in ospedale.
Naturalmente esistono condizioni limite (per esempio il soccorso in caso di incidenti) per le quali è bene usare precauzioni nel prestare assistenza. Le precauzioni dovranno essere rivolte ad evitare in ogni caso il contatto sangue con sangue.
L'HIV infine non è molto resistente agli agenti ambientali; non sopravvive a lungo all'aperto e non sopporta il calore.
Per distruggerlo è sufficiente un lavaggio con acqua a 60° o con ipoclorito di sodio (varechina per uso domestico).

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Come si può ridurre il rischio di contrarre l'AIDS?

Per ridurre il rischio di contagio con l'HIV vanno seguite le seguenti norme igieniche, che sono molto utili anche per evitare molte altre malattie:

RAPPORTI SESSUALI

  • ricorrere all'uso del profilattico.
    il profilattico riduce notevolmente il rischio di contagio sessuale ed è tanto più importante quanto più si ha una vita sessuale molto attiva e soprattutto con partners diversi;
  • ridurre comunque il numero dei partners sessuali, in quanto un loro elevato numero aumenta il rischio del contagio;
  • ridurre o eliminare rapporti sessuali occasionali, soprattutto con sconosciuti/e, data l'impossibilità di conoscere le loro condizioni di salute;
  • evitare rapporti sessuali occasionali e con sconosciuti/e durante i viaggi all'estero;
  • consultare tempestivamente il medico nel caso di infiammazioni e infezioni genitali che possono facilitare il contagio.

SANGUE INFETTO

  • evitare di usare in comune con altre persone oggetti che pungano la pelle a meno che non siano stati debitamente sterilizzati; oltre agli aghi ed alle siringhe bisogna evitare l'uso comune di strumenti per i fori ai lobi delle orecchie, per i tatuaggi e gli aghi per agopuntura, mesoterapia, ecc.;
  • per uso familiare è consigliabile usare sempre le siringhe a perdere (monouso);
  • una buona norma di igiene, utile per la prevenzione anche di altre malattie, è quella di non condividere con nessuno rasoi o spazzolini da denti;
  • per coloro che fanno uso di droghe per via endovenosa, oltre all'ovvio consiglio di smettere di drogarsi, il modo più semplice per evitare di contrarre il virus è quello di non usare siringhe o aghi in comune con altri ma di usare siringhe ed aghi sterili (meglio monouso). Dopo aver utilizzato la siringa, l'ago va piegato all'indietro e gettato in contenitori (es. lattine di bibita, bottiglie vuote) che non ne permettano il riutilizzo né l'esposizione all'aperto. Non bisogna in ogni caso abbandonare le siringhe per strada o nei parchi per impedire che gli altri si infettino accidentalmente; l'uso per via iniettiva di droghe inoltre determina un maggior rischio di infezioni (ad esempio epatite virale) e deprime le difese immunitarie aumentando la pericolosità dell'infezione da HIV ed accelerando l'insorgenza dell'AIDS;
  • per le donne infette dall'hiv che dovessero decidere di avere un figlio, è consigliabile che ne discutano con il medico Infettivologo che le segue e che decidano insieme l'utilizzo di una terapia che riduca il rischio di trasmissione del virus al nascituro.

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Cosa fare se si conosce qualcuno infetto dall'HIV?

Prima di tutto se un nostro conoscente o amico è malato di AIDS o è sieropositivo non bisogna avere paura di lui.
Infatti non si è mai verificato alcun caso di contagio dovuto ad un normale contatto della vita di tutti i giorni (ad es. da un amico, da un collega di lavoro, etc.).
La presenza a scuola di un bambino sieropositivo non comporta alcun rischio di trasmissione del virus agli altri bambini.
I problemi che caratterizzano i malati di AIDS ed in misura minore i sieropositivi sono molteplici. Questa malattia suscita spesso una paura più grande di quella provocata da malattie altrettanto gravi. A volte l'impatto con l'AIDS è terribile dal punto di vista psicologico sia per i malati che per le famiglie e gli amici.
Purtroppo l'immagine che i mass-media hanno dato dell'AIDS è quella di una "peste", di una malattia incurabile e inguaribile; la morte di AIDS spesso viene descritta con toni terribili dai giornali. Ai sieropositivi vengono attribuite colpe sproporzionate alle loro responsabilità, vengono allontanati, abbandonati.
In realtà i soggetti infetti si sentono molto soli e isolati, a volte sono emarginati per altre condizioni (tossicodipendenza, omosessualità, prostituzione). Essi potranno essere aiutati trattandoli esattamente come si tratta una persona normale. Parlando con loro e ascoltandoli si potrà dar loro un grande aiuto.

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Come si può sapere se si è stati infettati dall'HIV?
 
Esiste uno speciale esame del sangue che rivela la presenza degli anticorpi contro l'HIV. Tale test mostra indirettamente la presenza del virus ed è affidabile quasi sempre. In ogni caso in cui sia positivo il test va ripetuto per conferma.
Questo test non viene consigliato a tutti ma soltanto a quelle persone che abbiano avuto dei contatti a rischio con soggetti presumibilmente o sicuramente sieropositivi.
Se si ritiene di essere stati contagiati e si vuole fare un esame del sangue è opportuno prima contattare un medico di fiducia. Il medico ci potrà dare consigli molto utili: prima di tutto ci dirà se è il caso o meno di fare il test (spesso i nostri timori di essere stati contagiati sono infondati), poi ci aiuterà a capire quali reazioni psicologiche si possono avere e quali sono le conseguenze pratiche in seguito dell'eventuale accertamento del contagio.
Il medico ci darà anche tutte le informazioni sulle procedure per effettuare il test.
L'esito del test verrà comunicato direttamente all'interessato in un colloquio con un operatore sanitario.
Alla persona infetta verranno dati tutta una serie di consigli e di indicazioni allo scopo di evitare il contagio di altre persone. Verranno stabiliti i tempi per effettuare ulteriori accertamenti ed esami.
Ad un sieropositivo appena infetto non verranno prescritte in genere delle medicine in quanto la sola condizione di sieropositività non è di per sé sufficiente a denotare uno stato di malattia.

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E' importante la prevenzione?
   
La prevenzione, soprattutto attraverso l'informazione e l'educazione, continua a rappresentare l'arma più efficace nella lotta contro l'AIDS.
La diminuzione del numero dei malati di AIDS prevista per un prossimo futuro sembra sia merito principale delle campagne di prevenzione e di informazione svolte con grande impegno dalla seconda metà degli anni '80 soprattutto attraverso i mezzi di comunicazione di massa.
Per questo è importante proseguire nell'impegno per la prevenzione.
Le strategie ed i programmi per il futuro, secondo gli orientamenti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, dovranno essere indirizzati in prevalenza verso la popolazione in generale con particolare attenzione a: tossicodipendenti, prostitute, giovani e dovranno interessare maggiormente i temi della educazione sessuale a partire dalla scuola elementare.
Sull'AIDS ormai tutti sanno tanto. Ma molto di quello che si sa sull'AIDS è frutto di vecchie campagne di informazione a volte troppo superficiali, che dovevano necessariamente, in una prima fase, raggiungere tutti.
Così per la popolazione generale sono stati ideati e lanciati messaggi semplici ed efficaci (usate il profilattico, attenzione ai rapporti occasionali, attenzione al sangue, l'AIDS è molto contagioso, etc.) che spesso hanno contribuito a creare intorno a questa malattia un clima di eccessiva paura ed una certa disinformazione. Ad esempio, quasi un terzo dei giovani italiani crede, a torto, che donare il sangue sia pericoloso e possa esporre al rischio di essere contagiati dall'HIV.
Le strategie informative future dovranno perciò essere più mirate e precise, dovranno stimolare il ragionamento piuttosto che la paura, dovranno sottolineare anche gli aspetti psicologici e della solidarietà.
La prevenzione dell'AIDS nei prossimi anni sarà sempre di più una sfida della ragione sull'ignoranza.

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Cosa si fa per la ricerca?
  
La ricerca di nuove terapie e la messa a punto di un vaccino per l'AIDS necessitano nel mondo di larghi finanziamenti e di stretta cooperazione.
Per questo in Italia la ricerca di punta, attuata presso i principali poli clinici ed universitari, è coordinata dall'Istituto Superiore di Sanità che si avvale di precisi criteri di selezione e finanziamento.
La ricerca italiana ha avuto successi significativi soprattutto nel produrre un sensibile miglioramento degli standard assistenziali.
In Italia è stato istituito un Sistema di Sorveglianza Nazionale per l'AIDS presso il Laboratorio di Epidemiologia e Biostatistica dell'Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con il Centro Epidemiologico dell'Ospedale "Spallanzani" di Roma e con il Ministero della Sanità. Questo Sistema di Sorveglianza ha il compito di raccogliere ed analizzare tutti i dati sull'AIDS provenienti dal nostro paese nonché di allestire un servizio di documentazione e informazione a disposizione degli operatori sanitari interessati.
Presso l'Istituto Superiore di Sanità è in funzione un telefono verde (con chiamate con il costo di un solo scatto da tutta Italia) che fornisce a tutti i cittadini informazioni utili su qualsiasi aspetto dell'AIDS. Il numero del telefono verde è
800.861.061.

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E' possibile contrarre l'AIDS mediante un solo rapporto sessuale non protetto?

La probabilità di contagio è uguale ogni volta che si ha un rapporto sessuale e dipende esclusivamente da fattori oggettivi quali la carica virale dell'eventuale partner infetto, il tipo di rapporto (genito-genitale, anale, orale), la presenza di eventuali abrasioni o piccole ferite, ecc. Anche un solo rapporto non protetto può causare l'infezione da HIV.

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Durante un rapporto sessuale per via vaginale/anale con una partner potenzialmente infetta, si è rotto il preservativo! Il soggetto se ne è accorto nel momento in cui il preservativo si è rotto, per cui ha interrotto immediatamente il coito e lo ha ripreso soltanto dopo avere messo un preservativo integro. Quale è il rischio?

Per un contatto così ridotto nel tempo tra le mucose sessuali, il rischio di contagio è statisticamente nullo a patto che entrambi i preservativi siano stati sistemati correttamente. Nel caso di rapporti anali, il rischio di rottura del preservativo è sicuramente maggiore e, di conseguenza, è maggiore anche il rischio di trasmissione dell'infezione.

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Quale è la concentrazione di virus HIV nello sperma e nelle secrezioni vaginali?

La concentrazione virale nello sperma, nel liquido pre-coitale e nelle secrezioni vaginali è funzione della concentrazione virale nel sangue (carica virale) e, naturalmente, dello stadio dell'infezione. La probabilità di contagio dipende essenzialmente, oltre che dalla carica virale, anche dal numero e dalle modalità dei rapporti non protetti.

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Qual è la probabilità dell'infezione nel caso maschio infetto - donna sana (sperma) e donna infetta - uomo sano (secrezione vaginale) nel caso di rapporto non protetto?

La probabilità di contagio è sicuramente molto maggiore nel primo caso a causa del maggior tempo di contatto tra il liquido infetto (sperma o liquido pre-coitale) e la mucosa vaginale, rispetto alla durata del contatto tra la mucosa del pene (meato uretrale esterno) e le secrezioni vaginali infette.

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Per il rischio di contagio da HIV, avere rapporti con una donna in stato mestruale, può costituire un aggravante del rischio di contagio, in un rapporto eterosessuale? Se affermativo, di quanto aumenta il rischio di contagio per l'uomo? Nel caso descritto precedentemente, se il contatto tra le mucose sessuali fosse di breve durata, esisterebbe comunque rischio?

Sicuramente la presenza di sangue all'interno della vagina costituisce un'aggravante per quanto riguarda il rischio di contagio; tuttavia, già la secrezione vaginale può contenere un'alta carica virale e costituisce pertanto, già da sola, una via di trasmissione molto probabile. Parlare di "aumento di rischio", per la verità, non ha molto senso se non all'interno di un contesto epidemiologico: ai fini della prevenzione, anche un solo rapporto non protetto può servire al virus per passare da un partner all'altro.
La probabilità di trasmissione virale, nel caso in questione, è funzione del tempo di contatto tra la mucosa maschile ed i liquidi infetti: ad un tempo di permanenza breve, corrisponde sicuramente un rischio più basso di quello presente, invece, in un rapporto prolungato. Da quanto detto, tuttavia, non si può ricavare alcuna informazione sull'effettiva possibilità di contagio... Già nel punto precedente, si è detto che una sola "occasione" può essere sufficiente all'HIV per passare da un partner all'altro.

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E' possibile ritenere il rapporto sessuale con prostitute (ovviamente protetto da profilattico) più sicuro di quello con partner occasionali, dal momento che la prostituta per definizione non partecipa al rapporto sessuale e quindi non dovrebbe emettere secrezioni vaginali?

In realtà, anche se non esiste partecipazione emotiva all'atto sessuale, si ha sempre secrezione vaginale anche se spesso in quantità inferiore alla media. In caso contrario, la penetrazione risulterebbe notevolmente fastidiosa per entrambi e, soprattutto, per il partner femminile. La presenza di secrezione vaginale molto ridotta, inoltre, può contribuire a creare irritazioni e microlesioni cutanee che possono favorire la penetrazione del virus.

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E' vero che urinare subito dopo un rapporto sessuale elimina ogni possibilità di contrarre malattie a trasmissione sessuale?

E' assolutamente falso. Nel caso degli uomini, urinare può sicuramente eliminare una parte degli agenti patogeni eventualmente presenti nell'uretra ma non può assolutamente garantire l'assenza di contagio. Nel caso delle donne, urinare dopo un rapporto sessuale non è di nessuna utilità ai fini della prevenzione (né tantomeno come metodo contraccettivo).

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"Ho avuto un rapporto anale passivo: mi sono subito lavato accuratamente, però sono molto preoccupato per una probabile infezione..."

Nel suo caso, la probabilità di essere stato contagiato è abbastanza alta. Il rapporto di tipo anale è sicuramente il più rischioso tra quelli possibili ed il rischio maggiore è proprio per il partner accettore, sebbene siano stati documentati vari casi di infezione in direzione passivo infetto-attivo sano. L'effetto del lavaggio, per quanto precoce, ha un effetto pressoché nullo sulla probabilità d'infezione.

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Il preservativo è un mezzo veramente efficace per proteggersi dall'AIDS? Quanto è affidabile? Avere rapporti sessuali, vaginali e/o anali, con un/una partner potenzialmente sieropositivo/a utilizzando il profilattico, quali rischi si corrono?

Il profilattico è un mezzo efficacissimo di prevenzione, a patto che sia utilizzato in maniera corretta e precoce. I contatti tra la mucosa vaginale (o rettale, od orale) ed il liquido precoitale sono da evitare quanto quelli con il liquido spermatico, nel caso di rapporti con un partner di sesso maschile potenzialmente infetto. Nel caso in cui la potenziale portatrice di virus sia la donna, il preservativo va indossato prima di qualsiasi contatto fra la mucosa del pene (meato uretrale esterno) e le secrezioni vaginali potenzialmente infette. Particolare attenzione va posta nel non far rompere il preservativo (prima e durante il coito), nell'evitare di creare bolle d'aria mentre lo si indossa ed, infine, nell'assicurarsi che il serbatoio sia sgonfio, in modo da poter contenere agevolmente lo sperma. Nel caso di rapporti anali, va considerata l'alta probabilità di rottura del profilattico e quindi la possibilità non trascurabile di contagio in direzione passivo infetto-attivo sano e, soprattutto, in direzione attivo infetto-passivo sano.

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Indipendentemente dal disagio erotico, è plausibile ritenere che indossando correttamente due preservativi durante un rapporto sessuale (anziché uno solo) ci sia una quasi doppia protezione?

Indubbiamente la probabilità che avvenga una rottura del profilattico, nel caso da lei descritto, si potrebbe considerare inferiore; l'utilità di un tale provvedimento risulta tuttavia pressoché nulla, a patto che il profilattico (unico) venga indossato correttamente (senza bolle d'aria che facilitino la rottura e con il serbatoio vuoto) ed in tempi precoci (prima che avvenga qualsiasi contatto tra le mucose genitali).

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Esistono casi documentati di trasmissione del virus HIV attraverso preliminari come carezze e/o baci oppure mediante masturbazione reciproca?

Assolutamente no, purché non ci sia contatto tra le mucose sessuali o tra una mucosa sessuale e quella orale del partner. Anche il liquido precoitale, oltre a quello vaginale ed a quello spermatico, può essere veicolo di infezione.

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Quale è la probabilità di infettarsi attraverso piccole abrasioni o ferite sulle mani che vangano a contatto con liquidi infetti (secrezioni vaginali, liquidi spermatico e/o precoitale)?

In questo caso, purché le ferite non siano aperte, il rischio è nullo. E' possibile trasmissione attraverso la cute soltanto in caso di immissione parenterale apparente, ossia di inoculo diretto nel circolo artero-venoso.

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Se il liquido vaginale va a contatto con la parte superiore del pene tramite le mani, senza il contatto diretto pene-vagina, può esserci il rischio di un eventuale contagio del virus HIV?

Il virus HIV si inattiva dopo pochissimi istanti di esposizione all'ambiente esterno; pertanto, nelle modalità descritte, non c'è assolutamente alcun rischio.

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"Vorrei sapere se con un rapporto sessuale non protetto, con una donna che ha una elevata probabilità di avere l' HIV, è possibile prendere tale virus nonostante non sia stato raggiunto l'orgasmo internamente ma esternamente, dopo aver raggiunto l'eiaculazione in modo manuale dopo circa 20 secondi dal momento in cui è cessato il contatto tra il pene e la vagina."

L'orgasmo da parte di uno o dell'altro partner, non è correlato in alcun modo con la probabilità di esser contagiati da HIV; perché la trasmissione virale avvenga per via sessuale, è sufficiente il contatto fra una mucosa genitale ed una qualsiasi secrezione potenzialmente infetta (secrezione vaginale, liquido-precoitale e/o spermatico, ecc.).

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E' possibile infettarsi mediante rapporti orali attivi o passivi con un partner sieropositivo?

In un rapporto orale, è possibile che venga contagiato soltanto il partner attivo: infatti, sebbene ci siano indicazioni che la saliva possa inibire parzialmente il virus HIV, bisogna considerare la grande permeabilità delle mucose in generale e di quella orale in particolare e, soprattutto, è necessario tener presente che sia il liquido seminale sia le secrezioni vaginali sono abbondanti e pertanto possono essere veicolo di un'alta carica virale (la carica virale nel liquido seminale ed in quello precoitale o nella secrezione vaginale è proporzionale allo stadio dell'infezione). La probabilità di essere infettati attraverso la mucosa vaginale o quella del pene (meato uretrale esterno) da un/una partner attivo/a sieropositivo/a, in un rapporto orale, è praticamente nulla.

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Quali percentuali di contagio ci sono in un rapporto orale? Il sesso orale senza preservativo ha lo stesso grado di rischio di contagio del normale amplesso senza protezione?

Poiché anche la bocca è una mucosa (tessuto analogo a quello della vagina, del retto e del meato uretrale esterno del pene) il pericolo di trasmissione è del tutto comparabile, sebbene ci siano state indicazioni su una possibile, leggera, inibizione della funzionalità virale da parte della saliva.

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Qual è la probabilità di contrarre l'infezione via cunnilingus a donna infetta?

La probabilità di contagio attraverso la secrezione vaginale è proporzionale allo stadio dell'infezione ed alla carica virale presente nel sangue della donna. Essa è, comunque, maggiore in caso di abrasioni o piccole ferite presenti nella bocca del partner attivo. In ogni caso, parlare di probabilità ha senso soltanto da un punto di vista biomedico/epidemiologico giacché, anche un singolo episodio a rischio, può portare a contagio anche nelle condizioni apparentemente più restrittive.

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"Sono stato il soggetto attivo di un rapporto orale con un/una partner a rischio. Il rapporto è durato meno di un minuto, che possibilità ho di aver contratto l'infezione?"

Parlare di probabilità in termini matematici non ha assolutamente senso poiché, anche se fosse possibile quantizzare il rischio reale, esso sarebbe funzione di numerose variabili quali le condizioni immunitarie dei due soggetti, il momento fisiologico del partner femminile (nel caso del cunnilingus) e, soprattutto, la carica virale eventualmente presente nel partner a rischio. L'unico dato oggettivamente rilevabile è che, purtroppo, il rischio per il soggetto attivo è alto in quanto un solo rapporto può costituire una minaccia al pari di rapporti numerosi o di lunga durata: Non esiste nessuna legge scientifica per la quale il contagio si possa verificare solo dopo un certo numero di minuti o di rapporti. E' evidente tuttavia che, più alto è il numero di rapporti e/o maggiore sarà la durata di questi, maggiori saranno le "opportunità" che il virus avrà di penetrare nell'organismo del partner attivo.
Nel caso da lei descritto, l'unico consiglio è quello di attendere lo scadere dei sei mesi ("periodo finestra") dal rapporto "a rischio" per poi effettuare almeno i test anti-HIV ed i markers per le epatiti; è bene considerare, infatti, che HIV non è sicuramente il più aggressivo tra gli agenti infettivi a trasmissione sessuale. Ogni test effettuato prima di detto periodo di tempo, non ha assolutamente alcun valore definitivo e costituisce, pertanto, un inutile spreco per il sistema sanitario nazionale ed uno stress assolutamente superfluo per il soggetto.

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In un rapporto orale, c'è lo stesso rischio di contrarre l'AIDS da parte di ambedue i partners?

Sebbene sia la cavità orale sia il meato uretrale esterno del pene o la vagina siano mucose, non esiste alcuna evidenza comprovata di trasmissione del virus HIV attraverso la saliva. Pertanto, il rischio reale, in un rapporto del tipo da lei descritto, è sicuramente per l'accettore ossia per colui che riceve lo sperma (e/o il liquido precoitale) o la secrezione vaginale.

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La trasmissione del virus HIV per via orale avviene per la sola eiaculazione (o secrezione vaginale) oppure è necessario che ci sia anche la presenza di sangue in bocca (contatto liquido infetto - sangue)?

La trasmissione del virus, nel caso di cui sopra, avviene attraverso la mucosa orale. Se il virus è presente nello sperma o nel liquido precoitale (fellatio) od, ancora, nella secrezione vaginale (cunnilingus), la probabilità che HIV attraversi la mucosa, anche in assenza di lesioni cutanee, è correlata alla carica virale ("Viral Load") del partner passivo.

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"Ho sentito parlare di una fase acuta dell'HIV: vorrei sapere come si manifesta e dopo quanto tempo."

L'infezione da HIV, nel 40-60% dei casi, si può manifestare sotto forma di infezione acuta (febbre simil-mononucleosica ghiandolare: sudori, malessere, faringite, cefalea, dolori muscolari ed articolari, nausea e diarrea, linfoadenopatia generalizzata) in tempi che vanno da una e sei settimane. Nella maggioranza dei casi, la natura dell'infezione non può essere diagnosticata subito, in quanto gli anticorpi anti-HIV si formano molto più tardi (fino a sei mesi dal momento del contagio= periodo finestra).

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"Leggo da più parti che il periodo finestra è di sei mesi mentre su un buon libro ho letto che il periodo finestra, nel caso di rapporti eterosessuali, è di 52 giorni, o meglio che verso il 52° giorno compaiono gli anticorpi. Dopo quanto tempo da una situazione "a rischio" è opportuno effettuare il test anti-HIV?"

Il cosiddetto "periodo finestra", ossia il tempo massimo statisticamente necessario al sistema immunitario per creare anticorpi (Ab) anti-HIV, dura circa 6 mesi dalla data dell'ultima situazione "a rischio". E' pertanto opportuno effettuare il test soltanto dopo tale periodo giacché, esiti negativi di test più precoci, non potrebbero essere considerati definitivi e risultano quindi, di fatto, totalmente inutili.

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Quanto costa il test anti-HIV e dove lo si può fare?

Il test, nelle strutture pubbliche, è del tutto gratuito ed anonimo. Per le informazioni riguardo alle strutture sanitarie dove è possibile effettuare il test, CLICCA QUA.

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Per il test anti-HIV, occorre prescrizione medica?

Non occorre alcuna prescrizione: tutto quel che serve è il codice sanitario regionale.

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E' possibile che un test HIV risulti positivo senza che sia stata rilevata alterazione di altri valori dalle comuni analisi del sangue (ad es. valori riferiti a funzionalità epatiche)?

E' sicuramente possibile giacché la sieropositività evidenzia semplicemente che c'è stata risposta immunitaria e, conseguentemente, produzione anticorpale all'ingresso in circolo del virus. La presenza di altri sintomi correlabili a specifiche patologie, sarà riscontrabile soltanto in un secondo tempo quando, essendo ormai compromessa la funzionalità immunitaria, sopraggiungerà una o più malattie opportunistiche (AIDS).

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Se si risulta negativi al test anti-HIV una volta, vuol dire che si è immuni al virus?

Il referto negativo al test anti-HIV indica soltanto che, al momento del prelievo, non esisteva in circolo un quantitativo rilevabile di anticorpi per HIV. Non considerando l'ipotesi che il test sia stato effettuato durante il "periodo finestra", la negatività rende soltanto conto del fatto che non si è stati mai in contatto con il virus o che, comunque, non si è stati contagiati. Nulla esclude la possibilità di contagio futuro nel caso in cui non vengano seguite le dovute precauzioni.

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Il test ELFA (Enzime Linked Fluorescent Assay) è attendibile come i migliori ELISA?

Il test ELFA è un test senza dubbio meno noto dell'ELISA ma non per questo meno efficace. Sia L'ELISA che l'ELFA sono metodi immunoenzimatici ossia utilizzano anticorpi od antigeni per identificare i loro bersagli. In particolare, nel caso del test AIDS, si impiegano antigeni che vanno a legarsi agli anticorpi anti-HIV (se presenti). La differenza tra i due test consiste nel metodo utilizzato per evidenziare gli antigeni legati agli eventuali anticorpi: l'ELISA utilizza un procedimento colorimetrico mentre, per l'ELFA, si impiega una metodica in grado di rendere fluorescente il complesso antigene-anticorpo. Entrambi i test, hanno reale valore soltanto se vengono effettuali almeno dopo sei mesi dall'ultimo episodio "a rischio" (fine "periodo finestra").

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Cos'è la metodica PCR, in generale, ed, in particolare, sulla PCR quantitativa in relazione al progredire dell'infezione?

La PCR (Polymerase Chain Reaction-Reazione a catena della polimerasi) è una potentissima metodica che consente di amplificare in modo esponenziale, sequenze di acidi nucleici (DNA-RNA) racchiuse tra due regioni a sequenza nota alle quali si attaccano, per complementarità, degli oligonucleotidi di sintesi chiamati "primers". La presenza dei primers, consente l'attacco della Taq polimerasi che sintetizza soltanto il DNA complementare a quello compreso tra i due oligonucleotidi. Lo scopo diagnostico di tale metodica è quello di evidenziare la presenza di acidi nucleici virali e, pertanto, allo stato attuale, si tratta prevalentemente di una tecnica "qualitativa". Attualmente, sono numerosissimi i tentativi, più o meno riusciti, di rendere "quantitativa" tale reazione ciclica, mediante vari diversi approcci: l'approccio più promettente è, allo stato attuale, quello definito "competitivo" nel quale si mette a reagire, assieme al campione da analizzare, anche un numero noto di copie di DNA standard.

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Cosa si intende con il termine "Viral Load"?

Con il termine "Viral Load" s'intende la carica virale ossia la quantità di virus presente nel sangue (viremia). Esistono più metodi per la determinazione ma il più comune è la PCR (Polymerase Chain Reaction-Reazione a catena della polimerasi).

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La puntura accidentale con l'ago di una siringa usata da un soggetto potenzialmente sieropositivo, comporta il rischio di trasmissione del virus HIV?

La probabilità di essere infettati tramite un ago esposto all'aria ed agli agenti atmosferici è del tutto trascurabile poiché il virus HIV perde la propria virulenza in tempi ridottissimi. Inoltre, il volume di sangue contenuto nell'ago è troppo basso per trasmettere una carica virale sufficiente a consentire la trasmissione dell'infezione.

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"Avendo un partner ex eroinomane che non ha mai fatto scambio di siringhe, vorrei sapere la percentuale di possibilità che abbia l'HIV. E se, nel caso in cui fosse negativo, può trasmettermi l'HIV? E come? Potrebbe essere sieropositivo? Potrebbe far diventare sieropositiva anche me o potrebbe farmi contrarre l'HIV?"

L'uso di eroina, a prescindere dal rischio legato allo scambio di siringhe, comporta anche un rischio di contagio dovuto ai comportamenti liberi da ogni freno inibitorio che ne derivaro e, quindi, alla possibilità di promiscuità sessuale. Se sono passati almeno sei mesi dall'ultimo impiego di eroina, potrebbe proporre al suo partner di effettuare il test immunologico; in caso contrario, dovrebbe attendere che trascorrano almeno sei mesi, per poi fargli effettuare il test. Fino al referto del test, in ogni caso, le consiglio di far adottare al suo partner il profilattico sin dall'inizio di ogni rapporto.
Se il suo partner risultasse negativo al test immunologico (ELISA od ELFA), a patto che esso sia effettuato almeno dopo sei mesi dall'ultimo evento a rischio, vorrebbe dire che è "sieronegativo" e che, quindi, non è portatore del virus HIV. In tal caso, non avendolo in sé, non potrebbe assolutamente trasmetterlo ad altri in alcun modo. Al contrario, sarebbe sieropositivo se avesse nel suo organismo il virus HIV ed, in tal caso, potrebbe sicuramente trasmetterlo a lei facendola diventare sieropositiva.
In definitiva, "sieropositivo" è colui che è stato contagiato da HIV e che quindi lo ha nel proprio organismo e può trasmetterlo ad altri. Si parla di AIDS conclamato soltanto quando, oltre alla presenza di HIV, si riscontra anche quella di almeno un altro agente patogeno "opportunista".

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E' possibile il contagio da parte di insetti ematofagi quali le zanzare?

Non è mai stata dimostrata la possibilità di trasmissione del virus HIV attraverso la puntura di zanzare o di altri insetti ematofagi.

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"Avendo ricevuto l'antitetanica in seguito ad una ferita, vorrei sapere se esiste il rischio di aver contratto l'AIDS. Esiste la possibilità di contrarre l'AIDS con immunoglobuline o vaccini?"

Non esiste alcun rischio di infezione mediante vaccinazioni o somministrazione di immunoglobuline.

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E' vero che possono trasmettere il virus HIV soltanto le persone che già mostrano segni di malattia?

E' assolutamente falso. Il virus HIV può essere trasmesso anche da persone sieropositive asintomatiche e la probabilità che ciò avvenga dipende soltanto dalla carica virale, dalle modalità di trasmissione, ecc.

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Dopo quanto tempo dal contagio si manifestano i sintomi dell'infezione?

Sebbene il tempo di latenza ed incubazione sia molto variabile da soggetto a soggetto, il tempo stimato medio è di 10 anni e mezzo.

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