Un
viaggiatore internazionale che debba soggiornare, per motivi di turismo o di lavoro, in
aree a rischio per malattie infettive, può rivolgersi, per avere informazioni sulla
situazione epidemiologica del luogo di destinazione e sulle misure di profilassi
raccomandate, alle seguenti strutture:
- Centro di Profilassi e Vaccinazioni Internazionali - A.S.L.
RM/E di Via Plinio 31 - autorizzato dal Ministero della Sanità - tel. 06.6864925,
06.6876997 Fax 06.68354007;
- Ministero della Sanità, Dipartimento della Prevenzione,
Ufficio per la profilassi delle malattie infettive, via della Sierra Nevada n. 60, Roma,
tel. 06.59944277, 06.59944280, 06.59944230, 06.59944402;
- Uffici di Sanità Marittima ed Aerea del Ministero della
Sanità che sono anche autorizzati ad eseguire la vaccinazione antiamarillica ed a
rilasciare il relativo certificato internazionale di vaccinazione;
E' sempre opportuno consultare il proprio medico curante,
per verificare l'esistenza di particolari condizioni mediche che sconsiglino di effettuare
viaggi in zone con situazioni climatiche ed ambientali diverse da quelle abituali, ovvero
per verificare l'esistenza di condizioni particolari, tra cui regimi terapeutici o
gravidanza, che possono controindicare l'effettuazione di profilassi farmacologica o
vaccinale.
BACK
Dovendo recarsi in un
Paese endemico per una malattia, è utile rivaccinarsi?
Alcune malattie da tempo eliminate in
Italia sono ancora endemiche o epidemiche in alcuni Paesi in via di
sviluppo.
Bisogna pertanto rilevare dal proprio libretto vaccinale se la vaccinazione
già effettuata contro quella malattia non necessita di una dose di richiamo
ovvero di un nuovo ciclo vaccinale.
Per adottare la decisione più opportuna è indispensabile consultare il
proprio medico curante ovvero un Ufficio di Sanità Marittima ed Aerea del
Ministero della Sanità oppure il nostro Centro
di Profilassi internazionale.
BACK
Quali sono, in Italia,
le vaccinazioni obbligatorie e quali le raccomandate?
E' innanzitutto opportuno distinguere tra popolazione adulta e bambini.
In Italia sono obbligatorie, per tutti i
nuovi nati, le seguenti vaccinazioni:
- antidifterica (L. 6 giugno 1939 n° 891 - L. 27 aprile 1981 n° 166);
- antitetanica (L. 20 marzo 1968 n° 419);
- antipoliomielitica (L. 4 febbraio 1966 n° 51);
- antiepatite virale B (L. 27 maggio 1991 n° 165).
Le vaccinazioni antidifterica ed antitetanica si somministrano utilizzando
vaccino combinato (DT) oppure vaccino combinato
antidifterico-tetanico-pertossico (DTP oppure DTaP).
IL ciclo delle vaccinazioni inizia, secondo il calendario stabilito dalle
leggi, al 3° mese di vita e prevede la somministrazione di tre dosi dei
vaccini DT o DTP, antipoliomielitico orale (OPV) ed antiepatite B, entro
il compimento del 12° mese di vita, recentemente modificato con il D.M. 7
aprile 1999.
I vaccini possono essere somministrati simultaneamente; numerosi studi
hanno dimostrato che non esistono interferenze che possano compromettere
l'efficacia della risposta immunitaria in caso di somministrazione
contemporanea dei vaccini comunemente usati per l'immunizzazione dei
bambini.
Una dose di richiamo di vaccino DT deve essere effettuata in età
pre-scolare (5-6 anni).
La vaccinazione contro la pertosse, contro il morbillo, la parotite, la
rosolia e quella contro le forme invasive da Haemophilus influenzae b (Hib)
sono invece raccomandate; come già detto, la vaccinazione contro la
pertosse può somministrata in associazione con il DT; anche la
vaccinazione contro il morbillo può essere somministrata, oltre che in
forma singola, in associazione con la vaccinazione antiparotite ed
antirosolia (MPR), entro il 24° mese di vita e, preferibilmente, al 12°
- 15° mese.
Prendendo in considerazione la
popolazione adulta, alcune vaccinazioni sono obbligatorie per determinate
categorie di persone e di lavoratori:
- la vaccinazione antitetanica è obbligatoria, oltre che per tutti
gli sportivi affiliati al CONI, per i lavoratori agricoli, i
metalmeccanici, gli operatori ecologici, gli stradini, i minatori e gli
sterratori, etc., secondo l'elenco riportato nella Legge del 5 marzo 1963,
n° 292;
- la vaccinazione antitifica è obbligatoria per gli addetti ai
servizi di approvvigionamento idrico, ai servizi di raccolta e
distribuzione del latte, ai servizi di lavanderia, pulizia e disinfezione
degli ospedali, per le reclute, etc (D. C. G. 2 dicembre 1926 - D.P.R. 26
marzo 1980 n° 327, art. 38);
- la vaccinazione antitubercolare (BCG) è obbligatoria per il
personale medico ed infermieristico, per le persone conviventi con
soggetti affetti da tubercolosi, per i ragazzi di età di compresa tra 5 e
15 anni residenti in zone depresse ad elevata morbosità tubercolare
(indice tubercolinico maggiore del 5% nei bambini di 6 anni), per le
reclute all'atto dell'arruolamento (L. 14 dicembre 1970 n° 1008);
- le vaccinazioni antimeningococcica, antitifica, antidiftotetanica,
antimorbillo-parotite-rosolia sono obbligatorie per le reclute all'atto
dell'arruolamento.
Oltre alle vaccinazioni obbligatorie, esistono anche vaccinazioni
raccomandate per alcune categorie professionali considerate maggiormente a
rischio e per alcune categorie di persone suscettibili di andare incontro
a serie complicazioni in caso di infezione.
La vaccinazione contro l'epatite virale B è raccomandata, e offerta
gratuitamente, agli operatori sanitari e al personale di assistenza degli
ospedali e delle case di cura private, alle persone conviventi con
portatori cronici del virus dell'epatite B, agli operatori di pubblica
sicurezza, ai politrasfusi e agli emodializzati e a tutte le altre
categorie indicate nel D.M. del 4 ottobre 1991.
La vaccinazione contro l'influenza è raccomandata a tutte le persone di
età superiore a 65 anni e a coloro che sono sofferenti di malattie
croniche e debilitanti a carico dell'apparato cardiovascolare,
broncopolmonare, renale, etc., nonché agli addetti a servizi di pubblica
utilità (Circolari emanate annualmente).
La vaccinazione antileptospira è raccomandata ai lavoratori addetti ai
servizi di smaltimento dei rifiuti liquidi, agli sterratori, a coloro
dediti per diporto ad attività in zone "umide" o in acque dolci
(pescatori, canoisti, etc.).
La vaccinazione antitifica, così come quella antiepatite virale A e B,
l'antipoliomielitica, l'antitetanica, l'antirabbica, può essere indicata
per i viaggiatori che si rechino all'estero in zone endemiche o comunque
considerate a rischio.
Il regime d'obbligo, comunque, non costituisce necessariamente una
classificazione di maggior pericolosità delle malattie per la cui
prevenzione vengono effettuate, rispetto alla sola raccomandazione;
piuttosto, l'obbligatorietà è stata determinata da particolari
atteggiamenti culturali storicamente presenti al momento della loro
introduzione.
Ciò, è ben rappresentato dalla gratuità di tutte le vaccinazioni
effettuate nell'interesse della salute pubblica e nell'obbligo della loro
offerta attribuito ai Servizi territoriali, come previsto dalla recente
Circolare n° 13 del 6 giugno 1995.
BACK
Quale diversa
importanza rivestono le malattie per le quali la vaccinazione è
obbligatoria rispetto a quelle per le quali la vaccinazione è
facoltativa?
Non esiste una graduatoria di importanza che comporti il diverso
regime di obbligatorietà o facoltatività delle vaccinazioni.
Ragioni storiche ed epidemiologiche hanno condizionato la scelta
dell'obbligatorietà per l'infanzia della vaccinazione antipoliomielitica
e antidifterica-antitetanica (manifestazioni epidemiche, elevata
incidenza, letalità, esiti invalidanti). Gli orientamenti attuali
propendono per regimi basati sul consenso e sulla partecipazione della
popolazione a programmi di prevenzione collettiva (Circolare n° 13 del 6
giugno 1995).
E' comunque da tenere presente che anche nei Paesi in cui le vaccinazioni
per l'infanzia sono facoltative, esistono dei metodi indiretti per
assicurare le coperture vaccinali giudicate necessarie per il
raggiungimento degli obiettivi fissati (eradicazione o eliminazione della
malattia), come ad esempio la richiesta della certificazione di avvenuta
vaccinazione per l'ammissione a scuola o a collettività infantili, quali
asili nido, centri ricreativi, etc..
BACK
Quali vaccinazioni
sono gratuite e a chi rivolgersi per effettuarle?
Sono gratuite, presso le strutture del
Servizio Sanitario Nazionale, le vaccinazioni obbligatorie e le
vaccinazioni raccomandate con atti formali del Ministero della Sanità
(decreti ministeriali, circolari) e delle Regioni (ordinanze,
deliberazioni delle Giunte regionali e Leggi Regionali).
L'articolo 1, comma 16 bis della legge 23 dicembre 1994 n° 724 (legge
finanziaria per il 1995) ha inoltre disposto che "...sono altresì
esenti (da partecipazione alla spesa sanitaria, n.d.r.) le prestazioni
diagnostiche e terapeutiche, comprese le vaccinazioni di comprovata
efficacia...".
Il Ministero della Sanità ha, di conseguenza, emanato la Circolare n° 13
del 6 giugno 1995 affinché le Regioni diano concreta applicazione alle
disposizioni della legge 724/1995, includendo le vaccinazioni facoltative
contro morbillo, parotite, rosolia, influenza, Hib, nei rispettivi Piani
Sanitari Regionali.
BACK
A chi viene
consigliata la vaccinazione anti-influenzale?
Esistono controindicazioni? Chi la somministra?
La vaccinazione anti-influenzale è uno
dei mezzi più efficaci per prevenire l'influenza la quale, soprattutto
qualora si verifichino superinfezioni batteriche, può essere responsabile
di serie complicanze, nonché di un eccesso di mortalità nelle categorie
di soggetti maggiormente a rischio in ragione dell'età avanzata o della
pre-esistenza di condizioni morbose predisponenti.
La vaccinazione anti-influenzale è raccomandata alle seguenti categorie
di persone:
- soggetti in età infantile ed adulta
affetti da:
a) malattie croniche debilitanti a
carico dell'apparato respiratorio, circolatorio, uropoietico
b) malattie degli organi emopoietici
c) diabete ed altre malattie dismetaboliche
d) sindromi da malassorbimento intestinale
e) fibrosi cistica
f) altre malattie congenite o acquisite che comportino carente o
alterata produzione di anticorpi
g) patologie per le quali sono programmati importanti interventi
chirurgici
- soggetti al di sopra di 65 anni di età
- soggetti addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo
- personale di assistenza o contatti familiari di soggetti ad alto rischio
- bambini reumatici soggetti a ripetuti episodi di patologia disreattiva
che richiede prolungata somministrazione di acido acetilsalicilico, a
rischio di sindrome di Reye in caso di infezione influenzale.
La vaccinazione è controindicata per le
persone con ipersensibilità alle proteine dell'uovo o ad altri componenti
del vaccino, a meno di una attenta valutazione dei benefici in confronto
ai possibili rischi, tenendo conto della possibilità di ricorrere alla
chemioprofilassi con agenti antivirali (amantidina) in caso di effettiva
necessità. La vaccinazione deve essere rinviata in caso di manifestazioni
febbrili in atto.
La campagna di vaccinazione anti-influenzale, sulla base delle indicazioni
contenute nella Circolare sull'argomento emanata ogni anno dal Ministero
della Sanità, viene effettuata a cura dei Servizi di Prevenzione delle
Aziende Sanitarie Locali.
BACK
Le vaccinazioni sono
pericolose?
La vaccinazione rappresenta un atto di
natura medica, di esecuzione pratica relativamente semplice da eseguirsi
sotto la diretta responsabilità di un medico ed assicurando la immediata
disponibilità di alcuni presidi essenziali di pronto intervento quali, ad
esempio, cortisonici ed adrenalina.
Pertanto, i vaccini sono sicuri se somministrati da personale qualificato
rispettando norme di buona pratica (uso di vaccini conservati in modo
appropriato, utilizzazione di siringhe sterili e monouso, rispetto delle
vie e delle sedi di inoculazione prescritte) e tenendo conto di eventuali
circostanze che possano controindicare, in maniera definitiva o
temporanea, la vaccinazione.
I vaccini utilizzati in Italia sono farmaci che rispettano le norme di
produzione nazionali ed internazionali; inoltre ogni lotto di vaccino
registrato e commercializzato in Italia viene sottoposto a controlli di
sicurezza ed efficacia da parte dell'Istituto Superiore di Sanità.
BACK
Quando e perché una
vaccinazione deve essere rimandata?
E' buona norma rimandare, a meno di un
immediato rischio di contrarre la malattia bersaglio (situazioni
epidemiche), le vaccinazioni in caso di malattie febbrili acute e in caso
di gravidanza.
Affezioni minori, quali raffreddori ed altre infezioni delle vie aeree
superiori, non costituiscono controindicazioni, anche temporanee, alle
vaccinazioni, così come non è necessario rimandare le vaccinazioni in
caso di trattamenti con cortisonici per uso locale o per uso sistemico a
basso dosaggio, e in caso di affezioni cutanee quali dermatosi, eczemi,
infezioni cutanee localizzate.
Al contrario, molti stati patologici sono erroneamente ritenuti delle
controindicazioni, rappresentando invece delle indicazioni assolute ed
immediate per alcuni vaccini. (Circolare n° 9 del 26 marzo 1991).
BACK
Quali soggetti non devono
essere vaccinati?
Non debbono essere vaccinati i soggetti
che presentino alcune condizioni cliniche ritenute controindicazioni,
assolute o temporanee, alle vaccinazioni.
In generale, i vaccini a base di microrganismi viventi attenuati (es:
antipoliomielitico orale, antimorbillo, antiparotite, antirosolia,
antitubercolare), non debbono essere somministrati a persone con
alterazione del sistema immunitario quali: immunodeficienza congenita o
acquisita, leucemie, linfomi, o in terapia con immunosoppressori (corticosteroidi,
antineoplastici, antirigetto).
La vaccinazione dovrebbe essere evitata durante trattamenti radianti o con
chemioterapici, sia a causa di possibili complicazioni nel caso di vaccini
a base di microrganismi viventi attenuati, che per la risposta anticorpale
insufficiente in caso di vaccini inattivati o di anatossine o vaccini a
sub-unità.
I pazienti vaccinati durante un trattamento immunodepressivo o nelle due
settimane precedenti l'inizio della terapia, sono da considerare come non
vaccinati.
Non sono stati definiti con assoluta certezza l'esatto quantitativo di
corticosteroidi assorbiti e la durata del trattamento in grado di alterare
e sopprimere il sistema immunitario di un bambino altrimenti sano.
Si ritiene che la terapia con corticosteroidi non controindichi, di
solito, la somministrazione di vaccini viventi quando è a breve termine
(meno di due settimane) ed a basso dosaggio, oppure a lungo termine con
somministrazioni a giorni alterni ovvero se si tratta di terapia di
mantenimento o di applicazioni topiche.
La terapia steroidea per aerosol non controindica la somministrazione di
vaccini.
Gli effetti di immunosoppressione possono essere molto vari, ma si ritiene
che dosaggi equivalenti a 2 mg/kg o un totale di 20 mg/die di prednisone
sono sufficientemente immunosoppressivi.
Il vaccino antipolio orale è controindicato anche per i soggetti in buona
salute, ma conviventi di persone immunodepresse.
La condizione di sieropositività per HIV (quindi non l'AIDS conclamato)
non costituisce in sé una controindicazione alla somministrazione di
vaccini, anche se a base di virus viventi attenuati; l'OMS raccomanda di
effettuare il prima possibile la vaccinazione antimorbillosa ai bambini
HIV positivi, in quanto il rischio della malattia da virus selvaggio è
molto più grande di qualsiasi rischio associato alla somministrazione del
vaccino.
I vaccini uccisi o inattivati possono essere somministrati a pazienti
immunocompromessi; in questi casi la risposta alla vaccinazione può
essere non ottimale.
Tutti i vaccini per l'influenza sono raccomandati anche per i soggetti
immunocompromessi ai dosaggi e calendari abituali.
Alcuni vaccini, tra cui l'anti Hib e l'antipneumococco, sono
specificamente raccomandati per alcuni gruppi di pazienti immunocompressi,
tra cui quelli con asplenia anatomica o funzionale.
Il vaccino antidifterico-tetanico-pertosse è controindicato in caso di
encefalopatia comparsa entro 7 giorni dalla somministrazione di una
precedente dose.
I vaccini allestiti su uova embrionate di pollo o di anatra (es:
antinfluenzale, antimorbilloso o antimorbillo-parotite-rosolia,
antirabbico PDEV) non debbono essere somministrati a persone con allergia
alle proteine delle uova; anche l'ipersensibilità accertata nei confronti
di antibiotici costituisce una controindicazione all'uso di vaccini che ne
contengano anche minime quantità come conservanti.
La vaccinazione è inoltre controindicata in caso di reazione anafilattica
ad una precedente dose dello stesso vaccino (la Circolare n° 9 del 26
marzo 1991).
La vaccinazione antiamarillica non deve essere somministrata ai bambini di
età inferiore a 12 mesi.
Per le gestanti si veda la domanda "L'impiego di
vaccini o immunoglobuline è pericoloso in gravidanza?".
BACK
L'impiego di vaccini o
immunoglobuline è pericoloso in gravidanza?
Quando un vaccino o un tossoide deve
essere necessariamente somministrato ad una gestante, rinviarne la
somministrazione fino al secondo o terzo trimestre è una ragionevole
precauzione per ridurre ogni preoccupazione nei confronti dei possibili
effetti negativi sul feto.
Tutti i vaccini a virus viventi attenuati, se possibile, dovrebbero essere
evitati e sostituiti con vaccini a virus uccisi.
Lo stato di gravidanza rappresenta una controindicazione assoluta alla
somministrazione del vaccino antirosolia, per la possibilità (peraltro da
alcuni considerata teorica) di sindrome da rosolia congenita; ugualmente
controindicati sono il vaccino antimorbilloso ed antiparotite, che possono
però essere somministrati ai bambini figli o conviventi-contatti di donne
gravide, in quanto la dispersione virale da parte dei vaccinati è scarsa,
intermittente ed incapace di provocare infezione nei contatti, a meno
della coesistenza di uno stato di alterata immunocompetenza.
Per una donna in età fertile che si vaccini contro la rosolia è
raccomandato aspettare almeno tre mesi prima di avviare una gravidanza.
Il vaccino antipolio orale può essere somministrato anche alle donne in
gravidanza, con precauzioni, in caso di rischio imminente di infezione da
virus selvaggio; è comunque preferibile utilizzare il vaccino antipolio
inattivato (IPV).
Possono essere usati in gravidanza il vaccino antidifterico-tetanico e
l'antinfluenzale.
Lo stato di gravidanza non rappresenta una controindicazione alla
somministrazione di immunoglobuline, che sono anzi indicate in alcune
specifiche circostanze (es: contatti precoci con persone affette da
rosolia) (vedi anche la domanda "Quali soggetti non
devono essere vaccinati?".
BACK
Come e a chi richiedere
sieri, vaccini o farmaci non facilmente reperibili o non commercializzati
in Italia?
Il Ministero della Sanità - Dipartimento
della Prevenzione (già Direzione Generale Servizi Igiene Pubblica - Div.
II) provvede a mantenere delle scorte di medicinali di uso non ricorrente
e/o non reperibili in Italia per la prevenzione o la cura di malattie
infettive, diffusive e parassitarie, per le quali siano imposte la
vaccinazione obbligatoria o misure quarantenarie, nonché contro le
epidemie.
La richiesta motivata di tali prodotti può
essere presentata (anche per telefax al numero 06/59944242 - 06/59944256),
a seconda dei casi, dagli Assessorati Regionali alla Sanità, dalle
Aziende USL o direttamente dai presidi ospedalieri.
I farmaci non reperibili in Italia
possono essere acquistati direttamente dalle ditte estere che li
producono, previa richiesta di apposita autorizzazione a loro svincolo
doganale, al Dipartimento della Prevenzione. Tali farmaci vengono
impiegati sotto la diretta responsabilità del medico che ne ha fatto
richiesta.
I farmaci non registrati in Italia ma
regolarmente autorizzati in Paesi esteri possono essere acquistati
direttamente dalle Ditte estere che li producono, previa richiesta
all'Ufficio di Sanità marittima, aerea, di confine e di dogana interna
competente per territorio ed al corrispondente Ufficio doganale.
Tali farmaci vengono impiegati sotto la diretta responsabilità del medico
che ne ha fatto richiesta. Istruzioni dettagliate al riguardo sono
contenute nel D.M. 11 febbraio 1997, pubblicato sulla G.U. n. 72 del 27
marzo 1997.
BACK
Oltre alla vaccinazione
(se esistente), come proteggersi dalle malattie a trasmissione oro-fecale?
MISURE PER LA PREVENZIONE DELLE
MALATTIE A TRASMISSIONE ORO-FECALE
1. Non consumare prodotti ittici crudi.
2. Lavare accuratamente le verdure prima
di consumarle, possibilmente tenendole a bagno per 1/2 ora in acqua con
aggiunta di disinfettanti a base di cloro.
3. Non bere acqua di pozzo.
4. Preferire cibi appena cotti e
consumarli caldi.
5. Conservare in frigorifero i cibi
appena cotti se non devono essere consumati subito.
6. Sbucciare da soli la frutta da
mangiare.
7. Curare scrupolosamente l'igiene
personale, specie delle mani, che debbono essere accuratamente lavate con
acqua e sapone sempre prima dei pasti e sempre dopo aver utilizzato i
servizi igienici.
8. Essere scrupolosamente puliti nella
manipolazione di cibi e bevande.
9. Attuare ogni misura per l'eliminazione
degli insetti dall'ambiente.
10. Proteggere comunque gli alimenti
dagli insetti.
BACK
Perché il tetano è più
frequente nelle donne?
Da quando, nei primi anni '60, la
vaccinazione antitetanica è diventata obbligatoria per alcune categorie
di lavoratori (Legge del 5 marzo 1963, n° 292) il tetano è diventata una
malattia più rara.
Circa il 65-70% dei casi di tetano registrati attualmente in Italia sono a
carico di donne in età adulta ed avanzata che non sono mai state
sottoposte alla vaccinazione antitetanica, a differenza della componente
maschile della popolazione che riceve la vaccinazione antitetanica anche
al momento del servizio di leva.
Tutti i casi di tetano osservati in Italia nel corso degli ultimi anni
sono a carico di soggetti non vaccinati, o incompletamente vaccinati, o
che avevano ricevuto un ciclo completo (tre dosi) o un richiamo di vaccino
antitetanico da più di dieci anni al momento del trauma.
Nella maggior parte dei casi di tetano notificati al Ministero della Sanità,
in questi ultimi anni, inoltre, l'infezione è stata provocata da ferite o
da escoriazioni banali, per cui non erano state richieste cure mediche o
interventi di pronto soccorso, durante i quali sarebbe stato possibile
effettuare una profilassi antitetanica post-esposizione. Da qui deriva
l'importanza di un uso estensivo della vaccinazione antitetanica, con
regolare effettuazione dei richiami almeno ogni 10 anni, secondo quanto
previsto dalla Circolare n° 52 del 1982.
BACK
In caso di ferita o
incidente, quale profilassi antitetanica effettuare e dove?
Il tipo di trattamento deve essere
valutato caso per caso dal medico del Pronto Soccorso o dal medico
curante, sulla base delle caratteristiche della ferita e dello stato
vaccinale del soggetto; è particolarmente importante, quindi, che le
vaccinazioni antitetaniche, ed i relativi richiami, vengano registrate su
un apposito certificato di vaccinazione conservato con cura dai diretti
interessati.
Nel caso di soggetti adulti che non abbiano mai ricevuto vaccinazione
antitetanica, e di ferite contaminate da materiale terroso (comprese le
ferite lievi) il trattamento prevede la somministrazione di 250 UI di
immunoglobuline antitetaniche umane (TIG) e, contemporaneamente, l'inizio
del ciclo di vaccinazione antitetanica, con somministarzione della prima
dose in sito diverso da quello utilizzato per le TIG, seguita, a distanza
di 4 settimane e di 6-12 mesi, dalla seconda e terza dose rispettivamente.
Se il soggetto risulta essere stato vaccinato regolarmente (ciclo primario
di tre dosi ed una o più dosi di richiamo), non è necessaria la
somministrazione di immunoglobuline, bensì è sufficiente una dose di
vaccino se il tempo trascorso dall'ultimo richiamo è compreso tra 6 e 10
anni; se il tempo trascorso è inferiore a 5 anni, non è necessario alcun
trattamento oltre la detersione della ferita.
La vaccinazione antitetanica è obbligatoria per tutti i nuovi nati a
partire dalla fine degli anni '60; tutti i bambini e i ragazzi dovrebbero
pertanto, a meno di particolari controindicazioni, essere stati vaccinati.
Nel caso di bambini o di adulti che abbiano ricevuto una sola dose di
vaccino, in caso di trauma o ferite è possibile completare il ciclo se il
tempo trascorso dalla prima inoculazione non è superiore ad un anno; nel
caso in cui il soggetto abbia ricevuto due dosi di vaccino, il ciclo può
essere completato se il tempo trascorso dall'ultima dose è inferiore a
cinque anni.
In caso contrario, il ciclo vaccinale deve essere ripreso ex novo.
Nei bambini non vaccinati le immunoglobuline antitetaniche debbono essere
utilizzate in base al peso corporeo (7 UI per Kg, fino ad un massimo di
250 UI) (Circolare n° 52 del 9 agosto 1982).
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