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A chi mi devo rivolgere per la profilassi internazionale?
            
Un viaggiatore internazionale che debba soggiornare, per motivi di turismo o di lavoro, in aree a rischio per malattie infettive, può rivolgersi, per avere informazioni sulla situazione epidemiologica del luogo di destinazione e sulle misure di profilassi raccomandate, alle seguenti strutture:
  • Centro di Profilassi e Vaccinazioni Internazionali - A.S.L. RM/E di Via Plinio 31 - autorizzato dal Ministero della Sanità - tel. 06.6864925, 06.6876997 Fax 06.68354007;
  • Ministero della Sanità, Dipartimento della Prevenzione, Ufficio per la profilassi delle malattie infettive, via della Sierra Nevada n. 60, Roma, tel. 06.59944277, 06.59944280, 06.59944230, 06.59944402;
  • Uffici di Sanità Marittima ed Aerea del Ministero della Sanità che sono anche autorizzati ad eseguire la vaccinazione antiamarillica ed a rilasciare il relativo certificato internazionale di vaccinazione;

E' sempre opportuno consultare il proprio medico curante, per verificare l'esistenza di particolari condizioni mediche che sconsiglino di effettuare viaggi in zone con situazioni climatiche ed ambientali diverse da quelle abituali, ovvero per verificare l'esistenza di condizioni particolari, tra cui regimi terapeutici o gravidanza, che possono controindicare l'effettuazione di profilassi farmacologica o vaccinale. 

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Dovendo recarsi in un Paese endemico per una malattia, è utile rivaccinarsi?

Alcune malattie da tempo eliminate in Italia sono ancora endemiche o epidemiche in alcuni Paesi in via di sviluppo.
Bisogna pertanto rilevare dal proprio libretto vaccinale se la vaccinazione già effettuata contro quella malattia non necessita di una dose di richiamo ovvero di un nuovo ciclo vaccinale.
Per adottare la decisione più opportuna è indispensabile consultare il proprio medico curante ovvero un Ufficio di Sanità Marittima ed Aerea del Ministero della Sanità oppure il nostro Centro di Profilassi internazionale.

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Quali sono, in Italia, le vaccinazioni obbligatorie e quali le raccomandate?
   
E' innanzitutto opportuno distinguere tra popolazione adulta e bambini.

In Italia sono obbligatorie, per tutti i nuovi nati, le seguenti vaccinazioni:
- antidifterica (L. 6 giugno 1939 n° 891 - L. 27 aprile 1981 n° 166);
- antitetanica (L. 20 marzo 1968 n° 419);
- antipoliomielitica (L. 4 febbraio 1966 n° 51);
- antiepatite virale B (L. 27 maggio 1991 n° 165).
  
Le vaccinazioni antidifterica ed antitetanica si somministrano utilizzando vaccino combinato (DT) oppure vaccino combinato antidifterico-tetanico-pertossico (DTP oppure DTaP).
IL ciclo delle vaccinazioni inizia, secondo il calendario stabilito dalle leggi, al 3° mese di vita e prevede la somministrazione di tre dosi dei vaccini DT o DTP, antipoliomielitico orale (OPV) ed antiepatite B, entro il compimento del 12° mese di vita, recentemente modificato con il D.M. 7 aprile 1999.
I vaccini possono essere somministrati simultaneamente; numerosi studi hanno dimostrato che non esistono interferenze che possano compromettere l'efficacia della risposta immunitaria in caso di somministrazione contemporanea dei vaccini comunemente usati per l'immunizzazione dei bambini.
Una dose di richiamo di vaccino DT deve essere effettuata in età pre-scolare (5-6 anni).
La vaccinazione contro la pertosse, contro il morbillo, la parotite, la rosolia e quella contro le forme invasive da Haemophilus influenzae b (Hib) sono invece raccomandate; come già detto, la vaccinazione contro la pertosse può somministrata in associazione con il DT; anche la vaccinazione contro il morbillo può essere somministrata, oltre che in forma singola, in associazione con la vaccinazione antiparotite ed antirosolia (MPR), entro il 24° mese di vita e, preferibilmente, al 12° - 15° mese.

Prendendo in considerazione la popolazione adulta, alcune vaccinazioni sono obbligatorie per determinate categorie di persone e di lavoratori:
  
- la vaccinazione antitetanica è obbligatoria, oltre che per tutti gli sportivi affiliati al CONI, per i lavoratori agricoli, i metalmeccanici, gli operatori ecologici, gli stradini, i minatori e gli sterratori, etc., secondo l'elenco riportato nella Legge del 5 marzo 1963, n° 292;
- la vaccinazione antitifica è obbligatoria per gli addetti ai servizi di approvvigionamento idrico, ai servizi di raccolta e distribuzione del latte, ai servizi di lavanderia, pulizia e disinfezione degli ospedali, per le reclute, etc (D. C. G. 2 dicembre 1926 - D.P.R. 26 marzo 1980 n° 327, art. 38);
- la vaccinazione antitubercolare (BCG) è obbligatoria per il personale medico ed infermieristico, per le persone conviventi con soggetti affetti da tubercolosi, per i ragazzi di età di compresa tra 5 e 15 anni residenti in zone depresse ad elevata morbosità tubercolare (indice tubercolinico maggiore del 5% nei bambini di 6 anni), per le reclute all'atto dell'arruolamento (L. 14 dicembre 1970 n° 1008);
- le vaccinazioni antimeningococcica, antitifica, antidiftotetanica, antimorbillo-parotite-rosolia sono obbligatorie per le reclute all'atto dell'arruolamento.
  
Oltre alle vaccinazioni obbligatorie, esistono anche vaccinazioni raccomandate per alcune categorie professionali considerate maggiormente a rischio e per alcune categorie di persone suscettibili di andare incontro a serie complicazioni in caso di infezione.
La vaccinazione contro l'epatite virale B è raccomandata, e offerta gratuitamente, agli operatori sanitari e al personale di assistenza degli ospedali e delle case di cura private, alle persone conviventi con portatori cronici del virus dell'epatite B, agli operatori di pubblica sicurezza, ai politrasfusi e agli emodializzati e a tutte le altre categorie indicate nel D.M. del 4 ottobre 1991.
La vaccinazione contro l'influenza è raccomandata a tutte le persone di età superiore a 65 anni e a coloro che sono sofferenti di malattie croniche e debilitanti a carico dell'apparato cardiovascolare, broncopolmonare, renale, etc., nonché agli addetti a servizi di pubblica utilità (Circolari emanate annualmente).
La vaccinazione antileptospira è raccomandata ai lavoratori addetti ai servizi di smaltimento dei rifiuti liquidi, agli sterratori, a coloro dediti per diporto ad attività in zone "umide" o in acque dolci (pescatori, canoisti, etc.).
La vaccinazione antitifica, così come quella antiepatite virale A e B, l'antipoliomielitica, l'antitetanica, l'antirabbica, può essere indicata per i viaggiatori che si rechino all'estero in zone endemiche o comunque considerate a rischio.
Il regime d'obbligo, comunque, non costituisce necessariamente una classificazione di maggior pericolosità delle malattie per la cui prevenzione vengono effettuate, rispetto alla sola raccomandazione; piuttosto, l'obbligatorietà è stata determinata da particolari atteggiamenti culturali storicamente presenti al momento della loro introduzione.
Ciò, è ben rappresentato dalla gratuità di tutte le vaccinazioni effettuate nell'interesse della salute pubblica e nell'obbligo della loro offerta attribuito ai Servizi territoriali, come previsto dalla recente Circolare n° 13 del 6 giugno 1995.

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Quale diversa importanza rivestono le malattie per le quali la vaccinazione è obbligatoria rispetto a quelle per le quali la vaccinazione è facoltativa?
  
Non esiste una graduatoria di importanza che comporti il diverso regime di obbligatorietà o facoltatività delle vaccinazioni.
Ragioni storiche ed epidemiologiche hanno condizionato la scelta dell'obbligatorietà per l'infanzia della vaccinazione antipoliomielitica e antidifterica-antitetanica (manifestazioni epidemiche, elevata incidenza, letalità, esiti invalidanti). Gli orientamenti attuali propendono per regimi basati sul consenso e sulla partecipazione della popolazione a programmi di prevenzione collettiva (Circolare n° 13 del 6 giugno 1995).
E' comunque da tenere presente che anche nei Paesi in cui le vaccinazioni per l'infanzia sono facoltative, esistono dei metodi indiretti per assicurare le coperture vaccinali giudicate necessarie per il raggiungimento degli obiettivi fissati (eradicazione o eliminazione della malattia), come ad esempio la richiesta della certificazione di avvenuta vaccinazione per l'ammissione a scuola o a collettività infantili, quali asili nido, centri ricreativi, etc..

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Quali vaccinazioni sono gratuite e a chi rivolgersi per effettuarle?

Sono gratuite, presso le strutture del Servizio Sanitario Nazionale, le vaccinazioni obbligatorie e le vaccinazioni raccomandate con atti formali del Ministero della Sanità (decreti ministeriali, circolari) e delle Regioni (ordinanze, deliberazioni delle Giunte regionali e Leggi Regionali).
L'articolo 1, comma 16 bis della legge 23 dicembre 1994 n° 724 (legge finanziaria per il 1995) ha inoltre disposto che "...sono altresì esenti (da partecipazione alla spesa sanitaria, n.d.r.) le prestazioni diagnostiche e terapeutiche, comprese le vaccinazioni di comprovata efficacia...".
Il Ministero della Sanità ha, di conseguenza, emanato la Circolare n° 13 del 6 giugno 1995 affinché le Regioni diano concreta applicazione alle disposizioni della legge 724/1995, includendo le vaccinazioni facoltative contro morbillo, parotite, rosolia, influenza, Hib, nei rispettivi Piani Sanitari Regionali.

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A chi viene consigliata la vaccinazione anti-influenzale? 
Esistono controindicazioni? Chi la somministra?

La vaccinazione anti-influenzale è uno dei mezzi più efficaci per prevenire l'influenza la quale, soprattutto qualora si verifichino superinfezioni batteriche, può essere responsabile di serie complicanze, nonché di un eccesso di mortalità nelle categorie di soggetti maggiormente a rischio in ragione dell'età avanzata o della pre-esistenza di condizioni morbose predisponenti.
La vaccinazione anti-influenzale è raccomandata alle seguenti categorie di persone:

- soggetti in età infantile ed adulta affetti da:

    a) malattie croniche debilitanti a carico dell'apparato respiratorio, circolatorio, uropoietico
    b) malattie degli organi emopoietici
    c) diabete ed altre malattie dismetaboliche
    d) sindromi da malassorbimento intestinale
    e) fibrosi cistica
    f) altre malattie congenite o acquisite che comportino carente o alterata produzione di anticorpi
    g) patologie per le quali sono programmati importanti interventi chirurgici

- soggetti al di sopra di 65 anni di età
- soggetti addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo
- personale di assistenza o contatti familiari di soggetti ad alto rischio
- bambini reumatici soggetti a ripetuti episodi di patologia disreattiva che richiede prolungata somministrazione di acido acetilsalicilico, a rischio di sindrome di Reye in caso di infezione influenzale.

La vaccinazione è controindicata per le persone con ipersensibilità alle proteine dell'uovo o ad altri componenti del vaccino, a meno di una attenta valutazione dei benefici in confronto ai possibili rischi, tenendo conto della possibilità di ricorrere alla chemioprofilassi con agenti antivirali (amantidina) in caso di effettiva necessità. La vaccinazione deve essere rinviata in caso di manifestazioni febbrili in atto.
La campagna di vaccinazione anti-influenzale, sulla base delle indicazioni contenute nella Circolare sull'argomento emanata ogni anno dal Ministero della Sanità, viene effettuata a cura dei Servizi di Prevenzione delle Aziende Sanitarie Locali.

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Le vaccinazioni sono pericolose?

La vaccinazione rappresenta un atto di natura medica, di esecuzione pratica relativamente semplice da eseguirsi sotto la diretta responsabilità di un medico ed assicurando la immediata disponibilità di alcuni presidi essenziali di pronto intervento quali, ad esempio, cortisonici ed adrenalina.
Pertanto, i vaccini sono sicuri se somministrati da personale qualificato rispettando norme di buona pratica (uso di vaccini conservati in modo appropriato, utilizzazione di siringhe sterili e monouso, rispetto delle vie e delle sedi di inoculazione prescritte) e tenendo conto di eventuali circostanze che possano controindicare, in maniera definitiva o temporanea, la vaccinazione.
I vaccini utilizzati in Italia sono farmaci che rispettano le norme di produzione nazionali ed internazionali; inoltre ogni lotto di vaccino registrato e commercializzato in Italia viene sottoposto a controlli di sicurezza ed efficacia da parte dell'Istituto Superiore di Sanità.

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Quando e perché una vaccinazione deve essere rimandata?

E' buona norma rimandare, a meno di un immediato rischio di contrarre la malattia bersaglio (situazioni epidemiche), le vaccinazioni in caso di malattie febbrili acute e in caso di gravidanza.
Affezioni minori, quali raffreddori ed altre infezioni delle vie aeree superiori, non costituiscono controindicazioni, anche temporanee, alle vaccinazioni, così come non è necessario rimandare le vaccinazioni in caso di trattamenti con cortisonici per uso locale o per uso sistemico a basso dosaggio, e in caso di affezioni cutanee quali dermatosi, eczemi, infezioni cutanee localizzate.
Al contrario, molti stati patologici sono erroneamente ritenuti delle controindicazioni, rappresentando invece delle indicazioni assolute ed immediate per alcuni vaccini. (Circolare n° 9 del 26 marzo 1991).

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Quali soggetti non devono essere vaccinati?

Non debbono essere vaccinati i soggetti che presentino alcune condizioni cliniche ritenute controindicazioni, assolute o temporanee, alle vaccinazioni.
In generale, i vaccini a base di microrganismi viventi attenuati (es: antipoliomielitico orale, antimorbillo, antiparotite, antirosolia, antitubercolare), non debbono essere somministrati a persone con alterazione del sistema immunitario quali: immunodeficienza congenita o acquisita, leucemie, linfomi, o in terapia con immunosoppressori (corticosteroidi, antineoplastici, antirigetto).
La vaccinazione dovrebbe essere evitata durante trattamenti radianti o con chemioterapici, sia a causa di possibili complicazioni nel caso di vaccini a base di microrganismi viventi attenuati, che per la risposta anticorpale insufficiente in caso di vaccini inattivati o di anatossine o vaccini a sub-unità.
I pazienti vaccinati durante un trattamento immunodepressivo o nelle due settimane precedenti l'inizio della terapia, sono da considerare come non vaccinati.
Non sono stati definiti con assoluta certezza l'esatto quantitativo di corticosteroidi assorbiti e la durata del trattamento in grado di alterare e sopprimere il sistema immunitario di un bambino altrimenti sano.
Si ritiene che la terapia con corticosteroidi non controindichi, di solito, la somministrazione di vaccini viventi quando è a breve termine (meno di due settimane) ed a basso dosaggio, oppure a lungo termine con somministrazioni a giorni alterni ovvero se si tratta di terapia di mantenimento o di applicazioni topiche.
La terapia steroidea per aerosol non controindica la somministrazione di vaccini.
Gli effetti di immunosoppressione possono essere molto vari, ma si ritiene che dosaggi equivalenti a 2 mg/kg o un totale di 20 mg/die di prednisone sono sufficientemente immunosoppressivi.
Il vaccino antipolio orale è controindicato anche per i soggetti in buona salute, ma conviventi di persone immunodepresse.
La condizione di sieropositività per HIV (quindi non l'AIDS conclamato) non costituisce in sé una controindicazione alla somministrazione di vaccini, anche se a base di virus viventi attenuati; l'OMS raccomanda di effettuare il prima possibile la vaccinazione antimorbillosa ai bambini HIV positivi, in quanto il rischio della malattia da virus selvaggio è molto più grande di qualsiasi rischio associato alla somministrazione del vaccino.
I vaccini uccisi o inattivati possono essere somministrati a pazienti immunocompromessi; in questi casi la risposta alla vaccinazione può essere non ottimale.
Tutti i vaccini per l'influenza sono raccomandati anche per i soggetti immunocompromessi ai dosaggi e calendari abituali.
Alcuni vaccini, tra cui l'anti Hib e l'antipneumococco, sono specificamente raccomandati per alcuni gruppi di pazienti immunocompressi, tra cui quelli con asplenia anatomica o funzionale.
Il vaccino antidifterico-tetanico-pertosse è controindicato in caso di encefalopatia comparsa entro 7 giorni dalla somministrazione di una precedente dose.
I vaccini allestiti su uova embrionate di pollo o di anatra (es: antinfluenzale, antimorbilloso o antimorbillo-parotite-rosolia, antirabbico PDEV) non debbono essere somministrati a persone con allergia alle proteine delle uova; anche l'ipersensibilità accertata nei confronti di antibiotici costituisce una controindicazione all'uso di vaccini che ne contengano anche minime quantità come conservanti.
La vaccinazione è inoltre controindicata in caso di reazione anafilattica ad una precedente dose dello stesso vaccino (la Circolare n° 9 del 26 marzo 1991).
La vaccinazione antiamarillica non deve essere somministrata ai bambini di età inferiore a 12 mesi.
Per le gestanti si veda la domanda "L'impiego di vaccini o immunoglobuline è pericoloso in gravidanza?".

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L'impiego di vaccini o immunoglobuline è pericoloso in gravidanza?

Quando un vaccino o un tossoide deve essere necessariamente somministrato ad una gestante, rinviarne la somministrazione fino al secondo o terzo trimestre è una ragionevole precauzione per ridurre ogni preoccupazione nei confronti dei possibili effetti negativi sul feto.
Tutti i vaccini a virus viventi attenuati, se possibile, dovrebbero essere evitati e sostituiti con vaccini a virus uccisi.
Lo stato di gravidanza rappresenta una controindicazione assoluta alla somministrazione del vaccino antirosolia, per la possibilità (peraltro da alcuni considerata teorica) di sindrome da rosolia congenita; ugualmente controindicati sono il vaccino antimorbilloso ed antiparotite, che possono però essere somministrati ai bambini figli o conviventi-contatti di donne gravide, in quanto la dispersione virale da parte dei vaccinati è scarsa, intermittente ed incapace di provocare infezione nei contatti, a meno della coesistenza di uno stato di alterata immunocompetenza.
Per una donna in età fertile che si vaccini contro la rosolia è raccomandato aspettare almeno tre mesi prima di avviare una gravidanza.
Il vaccino antipolio orale può essere somministrato anche alle donne in gravidanza, con precauzioni, in caso di rischio imminente di infezione da virus selvaggio; è comunque preferibile utilizzare il vaccino antipolio inattivato (IPV).
Possono essere usati in gravidanza il vaccino antidifterico-tetanico e l'antinfluenzale.
Lo stato di gravidanza non rappresenta una controindicazione alla somministrazione di immunoglobuline, che sono anzi indicate in alcune specifiche circostanze (es: contatti precoci con persone affette da rosolia) (vedi anche la domanda "Quali soggetti non devono essere vaccinati?".

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Come e a chi richiedere sieri, vaccini o farmaci non facilmente reperibili o non commercializzati in Italia?

Il Ministero della Sanità - Dipartimento della Prevenzione (già Direzione Generale Servizi Igiene Pubblica - Div. II) provvede a mantenere delle scorte di medicinali di uso non ricorrente e/o non reperibili in Italia per la prevenzione o la cura di malattie infettive, diffusive e parassitarie, per le quali siano imposte la vaccinazione obbligatoria o misure quarantenarie, nonché contro le epidemie.

La richiesta motivata di tali prodotti può essere presentata (anche per telefax al numero 06/59944242 - 06/59944256), a seconda dei casi, dagli Assessorati Regionali alla Sanità, dalle Aziende USL o direttamente dai presidi ospedalieri.

I farmaci non reperibili in Italia possono essere acquistati direttamente dalle ditte estere che li producono, previa richiesta di apposita autorizzazione a loro svincolo doganale, al Dipartimento della Prevenzione. Tali farmaci vengono impiegati sotto la diretta responsabilità del medico che ne ha fatto richiesta.

I farmaci non registrati in Italia ma regolarmente autorizzati in Paesi esteri possono essere acquistati direttamente dalle Ditte estere che li producono, previa richiesta all'Ufficio di Sanità marittima, aerea, di confine e di dogana interna competente per territorio ed al corrispondente Ufficio doganale.
Tali farmaci vengono impiegati sotto la diretta responsabilità del medico che ne ha fatto richiesta. Istruzioni dettagliate al riguardo sono contenute nel D.M. 11 febbraio 1997, pubblicato sulla G.U. n. 72 del 27 marzo 1997.

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Oltre alla vaccinazione (se esistente), come proteggersi dalle malattie a trasmissione oro-fecale?

MISURE PER LA PREVENZIONE DELLE MALATTIE A TRASMISSIONE ORO-FECALE

1. Non consumare prodotti ittici crudi.

2. Lavare accuratamente le verdure prima di consumarle, possibilmente tenendole a bagno per 1/2 ora in acqua con aggiunta di disinfettanti a base di cloro.

3. Non bere acqua di pozzo.

4. Preferire cibi appena cotti e consumarli caldi.

5. Conservare in frigorifero i cibi appena cotti se non devono essere consumati subito.

6. Sbucciare da soli la frutta da mangiare.

7. Curare scrupolosamente l'igiene personale, specie delle mani, che debbono essere accuratamente lavate con acqua e sapone sempre prima dei pasti e sempre dopo aver utilizzato i servizi igienici.

8. Essere scrupolosamente puliti nella manipolazione di cibi e bevande.

9. Attuare ogni misura per l'eliminazione degli insetti dall'ambiente.

10. Proteggere comunque gli alimenti dagli insetti.

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Perché il tetano è più frequente nelle donne?

Da quando, nei primi anni '60, la vaccinazione antitetanica è diventata obbligatoria per alcune categorie di lavoratori (Legge del 5 marzo 1963, n° 292) il tetano è diventata una malattia più rara.
Circa il 65-70% dei casi di tetano registrati attualmente in Italia sono a carico di donne in età adulta ed avanzata che non sono mai state sottoposte alla vaccinazione antitetanica, a differenza della componente maschile della popolazione che riceve la vaccinazione antitetanica anche al momento del servizio di leva.
Tutti i casi di tetano osservati in Italia nel corso degli ultimi anni sono a carico di soggetti non vaccinati, o incompletamente vaccinati, o che avevano ricevuto un ciclo completo (tre dosi) o un richiamo di vaccino antitetanico da più di dieci anni al momento del trauma.
Nella maggior parte dei casi di tetano notificati al Ministero della Sanità, in questi ultimi anni, inoltre, l'infezione è stata provocata da ferite o da escoriazioni banali, per cui non erano state richieste cure mediche o interventi di pronto soccorso, durante i quali sarebbe stato possibile effettuare una profilassi antitetanica post-esposizione. Da qui deriva l'importanza di un uso estensivo della vaccinazione antitetanica, con regolare effettuazione dei richiami almeno ogni 10 anni, secondo quanto previsto dalla Circolare n° 52 del 1982.

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In caso di ferita o incidente, quale profilassi antitetanica effettuare e dove?

Il tipo di trattamento deve essere valutato caso per caso dal medico del Pronto Soccorso o dal medico curante, sulla base delle caratteristiche della ferita e dello stato vaccinale del soggetto; è particolarmente importante, quindi, che le vaccinazioni antitetaniche, ed i relativi richiami, vengano registrate su un apposito certificato di vaccinazione conservato con cura dai diretti interessati.
Nel caso di soggetti adulti che non abbiano mai ricevuto vaccinazione antitetanica, e di ferite contaminate da materiale terroso (comprese le ferite lievi) il trattamento prevede la somministrazione di 250 UI di immunoglobuline antitetaniche umane (TIG) e, contemporaneamente, l'inizio del ciclo di vaccinazione antitetanica, con somministarzione della prima dose in sito diverso da quello utilizzato per le TIG, seguita, a distanza di 4 settimane e di 6-12 mesi, dalla seconda e terza dose rispettivamente.
Se il soggetto risulta essere stato vaccinato regolarmente (ciclo primario di tre dosi ed una o più dosi di richiamo), non è necessaria la somministrazione di immunoglobuline, bensì è sufficiente una dose di vaccino se il tempo trascorso dall'ultimo richiamo è compreso tra 6 e 10 anni; se il tempo trascorso è inferiore a 5 anni, non è necessario alcun trattamento oltre la detersione della ferita.
La vaccinazione antitetanica è obbligatoria per tutti i nuovi nati a partire dalla fine degli anni '60; tutti i bambini e i ragazzi dovrebbero pertanto, a meno di particolari controindicazioni, essere stati vaccinati.
Nel caso di bambini o di adulti che abbiano ricevuto una sola dose di vaccino, in caso di trauma o ferite è possibile completare il ciclo se il tempo trascorso dalla prima inoculazione non è superiore ad un anno; nel caso in cui il soggetto abbia ricevuto due dosi di vaccino, il ciclo può essere completato se il tempo trascorso dall'ultima dose è inferiore a cinque anni.
In caso contrario, il ciclo vaccinale deve essere ripreso ex novo.
Nei bambini non vaccinati le immunoglobuline antitetaniche debbono essere utilizzate in base al peso corporeo (7 UI per Kg, fino ad un massimo di 250 UI) (Circolare n° 52 del 9 agosto 1982).

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