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Le Leishmaniosi sono un
gruppo di malattie infettive causate dal protozoo Leishmania, agente
eziologico di affezioni cutanee (bottone d'Oriente), cutaneo-mucose (o
tegumentarie) e viscerali (kala-azar) che colpiscono complessivamente, nel
mondo, 12 milioni di persone (ogni anno ne vengono segnalati oltre 400.000
nuovi casi).
Si stima che in Italia la popolazione a rischio ammonti a circa 9 milioni
di persone, di cui 2,4 milioni nella sola Sicilia. La prevalenza
dell'infezione è stata rilevata mediante leishmanina intradermica solo in
alcune regioni nelle quali si sono manifestati focolai di leishmaniosi,
con risultati varianti dal 10% di Cagliari al 15% del comprensorio del
Monte Argentario ed in provincia di Napoli, fino ad un massimo del 30%
circa per Grosseto e Siena.
Le
specie appartenenti al genere Leishmania sono numerose ed
indistinguibili tra loro morfologicamente. Differenze sono invece
evidenziabili a livello biochimico (patterns isoenzimatici,
analisi del DNA mitocondriale) ed immunologico, oltre che in
rapporto alla distribuzione geografica, alla patogenicità ed alla
specie dell'insetto vettore. In base a questi nuovi criteri le
specie sono ora in via di revisione sistematica.
Si tratta di parassiti endocellulari (prediligono le cellule del
SRE) che vengono trasmessi a mammiferi (roditori, cane, volpe,
sciacallo, uomo, etc.) da varie specie di insetti del genere Phlemotus
e, in America, del genere Lutzomyia. |

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Phlebotomus
perniciosus |
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Ciclo
biologico
Quando il flebotomo punge un soggetto sano, rigurgita ed inocula i
promastigoti che in esso si sono sviluppati. Questi, giunti nell'ospite
mammifero, si trasformano in amastigoti ed invadono le cellule del SRE,
dove si moltiplicano attivamente suscitando una risposta immunitaria, in
prevalenza di tipo cellulare, mediata prima da linfociti e poi anche da
elementi giganti ed epitelioidi. Nei soggetti immunocompetenti l'energica
reazione cellulo-mediata sembra in grado di arginare la diffusione del
parassita nei tessuti e, comunque, determina immunità permanente nei
confronti della specie di Leishmania in causa.
Per un insieme di fattori propri sia del parassita che dell'ospite, la
successiva localizzazione degli amastigoti può variare: o parassitano un
numero più elevato di cellule nella sede di inoculo (leishmaniosi
cutanea), o si propagano anche alle mucose (leishmaniosi cutaneo-mucosa),
oppure giungono in organi particolarmente ricchi di macrofagi ed
istiociti, quali fegato, milza, midollo osseo (leishmaniosi viscerale).
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| Amastigoti
di Leishmania in cellule del sistema reticoloendoteliale.
Di forma subsferica, ogni elemento mostra un nucleo
rotondeggiante ed un cinetoplasto bastoncelliforme
colorati in rosso-violaceo. |
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Ovunque
si siano stabiliti, gli amastigoti danno origine, per scissione
binaria, ad un elevato numero di nuovi protozoi, che fuoriescono
dal citoplasma delle cellule parassitate e ne invadono altre.
Assunti durante il pasto di sangue dalla femmina ematofaga di un
flebotomo vettore (che non aspira il sangue direttamente dal
capillare, ma assume quello che, fuoriuscito dal vaso, si
raccoglie in piccole lacune del derma, avendo così modo di
ingerire cellule parassitate), gli amastigoti si sviluppano in
promastigoti, forme mobili grazie alla presenza di un flagello.
Nel proventricolo dell'insetto si moltiplicano per scissione
longitudinale e poi migrano nella valvola esofagea, dove danno
origine a promastigoti infettanti. |
| Quando
il flebotomo punge un mammifero, i promastigoti, rigurgitati ed
inoculati, si trasformano di nuovo in amastigoti. |
Profilassi
Come per tutte le infezioni trasmesse da vettori, la profilassi è
piuttosto difficile ed articolata. Ovviamente è molto importante, per
ogni forma di leishmaniosi, la lotta ai flebotomi condotta mediante
spruzzamento intra e/o peridomiciliare di insetticidi. Purtroppo, poiché
le dimensioni di questi insetti consentono loro di passare attraverso le
maglie di quasi tutte le zanzariere, è difficile proteggersi in maniera
meccanica dalla puntura dei flebotomi, ed è solo con zanzariere
impregnate di insetticida che è possibile bloccarli fuori dalle
abitazioni.
Per il bottone d'Oriente causato da Leishmania major esiste un
vaccino preparato con organismi virulenti.
In alcuni paesi (quale l'ex URSS) è stato impiegato su larga scala un
veleno (picrotossina) contro gerbilli ed altri roditori, che ha ridotto
notevolmente questi serbatoi di infezione. Misure analoghe non sembrano
peraltro possibili nei confronti degli agenti di leihmaniosi cutanea e
muco-cutanea nel Nuovo Mondo: le fonti di infezione, per i flebotomi del
genere Lutzomyia, sono molte e selvatiche, e quindi mal
controllabili (ma nel caso dell'"uta" peruviana si potrebbe
agire sui cani, che costituiscono il serbatoio primario del protozoo).
Anche l'ipotesi del ricorso a vaccini non sembra realizzabile, perché
l'impiego di ceppi responsabili delle forme più benigne non protegge da
quelli che determinano le forme gravi.
Per quanto riguarda il kala-azar, le misure profilattiche sono
essenzialmente basate sulla lotta al randagismo canino e sul controllo,
sulla terapia e/o sulla soppressione degli animali infetti (il 19% dei
3000 cani dell'isola d'Elba esaminati nel 1988 sono risultati infetti e,
pertanto, infettanti!).
Infezioni
da specie che inducono
Leishmaniosi cutanea nel Vecchio Mondo
L.
tropica, L. major, L. aethiopica ed alcuni zimodemi di L. infantum
sono responsabili del cosiddetto bottone d'Oriente, malattia presente nei
paesi del bacino del Mediterraneo, in Africa a nord dell'equatore, in
Medio Oriente, nell'Asia Centrale, in Cina.
In Italia, come in altri paesi del Mediterraneo occidentale, risulta
causato solo da L. infantum. Mentre in Medio Oriente, in ambiente
urbano, la leishmaniosi cutanea (da L. tropica) è un'antroponosi,
altrove si configura come una zoonosi, che ha nei roditori e probabilmente
nel cane le possibili fonti di infezione per l'uomo.
Nel bacino del Mediterraneo la leishmaniosi cutanea è trasmessa
soprattutto da Phlebotomus papatasi, P. sergenti, P. perniciosus e P.
perfiliewi, presenti anche in Italia (l'ultima specie è
particolarmente diffusa).
Nel periodo post-bellico la malattia aveva assunto, lungo il litorale
romagnolo ed abbruzzese, un andamento epidemico, con 7000 casi
diagnosticati tra il 1947 ed il 1956. La sua incidenza era poi diminuita
all'epoca delle campagne antimalariche, che avevano influito, oltre che
sulla densità delle zanzare, anche su quella dei flebotomi. Attualmente
essa ha il carattere di un'endemia rurale, ma recenti indagini documentano
una sua recrudescenza: durante il decennio 1977-86, nelle sole province di
Palermo ed Agrigento ne sono stati diagnosticati 65 casi e sembra che in
Abruzzo se ne presentino circa 50 nuovi casi all'anno.
Azione
patogena e manifestazioni cliniche
Dopo un periodo di incubazione variabile da 2 settimane a 3 anni, nel
punto di inoculo del parassita (in genere le parti scoperte del corpo,
come la faccia e gli arti) compare una papula rossa, non dolente ma spesso
pruriginosa, che si accresce ed assume l'aspetto di un nodulo di variabili
dimensioni (fino a 2 cm di diametro), di colore roseo-giallastro,
ricoperto da squame o squamo-croste aderenti. L'area
centrale della lesione, mai biancastra come nelle
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Leishmaniosi
cutanea: tipica lesione nodulare in fase precoce. |
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infezioni da
piogeni, va poi incontro a fenomeni necrotico-ulcerativi, dovuti
alla morte degli istiociti. Se il paziente è immunocompetente,
non c'è disseminazione negli organi interni.
Il nodulo può essere "secco" (se dovuto a L. tropica,
L. infantum o L. aethiopica) ed ulcerare dopo
alcuni mesi; oppure "umido", cioè ricoperto da un
essudato siero-puroloide (se dovuto a L. major) ed ulcerare
rapidamente. L'ulcera è crateriforme, con bordi ispessiti
contenenti i parassiti all'interno dei macrofagi. Mentre le
lesioni secche da L. tropica e L. infantum, quasi
sempre singole, |
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sovente
recidivano (soprattutto se non curate subito in maniera adeguata),
quelle umide, di solito multiple, si risolvono abbastanza
rapidamente e conferiscono immunità permanente.
Nel caso di infezione da L. aethiopica, il quadro clinico
è caratterizzato molto spesso da lesioni, per lo più localizzate
al volto, che ricordano da vicino quelle del lupus volgare
(leishmaniosi cutanea recidivante). In soggetti con deficit
immunitari può manifestarsi anche una grave forma cutanea
diffusa, con lesioni iniziali che non vanno incontro ad
ulcerazione e noduli disseminati su gran parte del corpo, sovente
ad esito letale.
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| Leishmaniosi
cutanea: forma "secca", torpida, a lenta
evoluzione ulcerativa. |
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Estesa
lesione umida dovuta ad infezione da Leishmania major. In
genere questo tipo di
lesione ulcera rapidamente. |
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Infezioni
da specie che inducono
Leishmaniosi cutanea nel NUOVO Mondo
La forma
cutanea è dovuta a L. peruviana ed a specie del complesso L.
mexicana, che sono agenti eziologici della cosiddetta "uta"
(in Perù) e dell'"ulcera de los chicleros" (in Messico, America
centrale, Colombia, Venezuela, Brasile settentrionale).
Azione patogena e manifestazioni cliniche
| Nella
forma detta "uta" la lesione (nodulo ulcero-crostoso) è
singola e regredisce spontaneamente in pochi mesi. |
Ciò
si verifica anche nell'"ulcera de los chicleros", ma in
questo caso, se la lesione è localizzata sull'orecchio (come
spesso accade), l'infezione cronicizza e provoca la progressiva
distruzione della cartilagine. I quadri clinici si presentano con
lievi differenze a seconda della specie del complesso L.
mexicana che ne è agente eziologico. Generalmente, però, in
tute le lishmaniosi cutanee del Nuovo Mondo prevale la tendenza a
forme diffuse, simili a quelle determinate, nel Vecchio Mondo, da L.
aethiopica, associate allo sviluppo di noduli (dovuti a
pronunciata infiltrazione di istiomonociti parassitati nel derma)
piuttosto che di ulcere.
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Leishmaniosi
cutanea diffusa, di riscontro piuttosto frequente
in America centro-meridionale. |
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Erosione
della cartilagine auricolare, nota come
"ulcera de los chicleros",
dovuta ad infezione da Leishmania mexicana. |
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Diagnosi
differenziale
Le varie forme di leishmaniosi cutanea devono essere differenziate, a
seconda della loro espressione clinica, da ulcere tropicali, lebbra, lupus
volgare, lupus pernio della sarcoidosi, epiteliomi, rinoscleroma,
foruncolosi, impetigine.
Terapia
Le forme cutanee nodulari in fase precoce rispondono al trattamento locale
mediante infiltrazioni di derivati antimoniali pentavalenti, come lo
stibogluconato di sodio o l'antimoniato di N-metilglucamina; l'OMS
consiglia, in questo caso, di iniettare 1-3 ml di una soluzione contenente
l'equivalente di 85 mg/ml di Sb+5
alla base della lesione per 2-3 volte, ad intervalli di 1-2 giorni. Gli
stessi farmaci possono essere utilizzati anche per via sistemica (10-20 mg
di Sb+5/Kg/die
per via intramuscolare fino a qualche giorno dopo la risoluzione clinica).
Quale principio attivo di seconda scelta si può impiegare la pentamidina
isetionato alla dose di 3-4 mg/Kg per via intramuscolare 1-2 volte alla
settimana, fino a completa regressione della lesione.
Nelle forme cutanee diffuse si possono usare gli stessi farmaci a dosi
leggermente più elevate e per tempi più lunghi (antimoniato di
N-metilglucamina: 20 mg di Sb+5/Kg/die
per via intramuscolare, protraendo il trattamento fino a regressione delle
manifestazioni cliniche e, comunque, per non meno di 4 settimane;
pentamidina isetionato: 4 mg/Kg per via intramuscolare una volta alla
settimana, protraendo il trattamento per almeno 4 mesi dopo la definitiva
scomparsa del protozoo nei vetrini ripetutamente allestiti con materiale
prelevato dalle lesioni).
Infezioni
da specie che inducono
Leishmaniosi cutaneO-MUCOSA
| La
leishmaniosi curaneo-mucosa, diffusa nel Nuovo Mondo e nota come "espundia" |
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nell'America centrale e meridionale (in un'altra forma, detta "pian
bois" nella Guyana e nel Brasile nord-orientale, l'interessamento
delle mucose è incostante), è provocata essenzialmente da specie del
complesso L. braziliensis. Si tratta di infezioni zoonotiche di
mammiferi selvatici e domestici per le quali l'uomo rappresenta un ospite
accidentale. La malattia è presente soprattutto tra i raccoglitori di
gomma, in zone rurali e silvestri, nelle quali viene trasmessa, come tutte
le leishmaniosi del Nuovo Mondo, da flebotomi appartenenti al genere Lutzomyia. |
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Manifestazioni
cliniche di "espundia", dovuta ad agenti del
complesso Leishmania braziliensis. |
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Azione
patologica e manifestazioni cliniche
Nella leishmaniosi cutaneo-mucosa la lesione papulo-nodulare iniziale si
ulcera in poche settimane; segue la comparsa di nuove lesioni, contigue
alla prima o distanti, probabilmente dovute a disseminazione ematica o
linfatica, che possono assumere un aspetto verrucoide oppure, più spesso,
dar luogo a vaste ulcerazioni. Questo è quanto avviene nel "pian
bois", mentre nell'"espundia", si innesca un processo
distruttivo autoimmune, soprattutto a livello delle metastasi alle mucose
ed alle cartilagini. Si tratta di lesioni di tipo granulomatoso
necrotizzante localizzate in genere nel cavo oro-faringeo e nel naso, ma
talvolta anche a carico della trachea e/o dell'esofago. Il processo
distruttivo può estendersi a tessuti molli e cartilagini, provocando
cavità mostruose.
Il parassita è presente nelle linfoghiandole e sembra invece assente nei
visceri. L'evoluzione della malattia è spesso infausta.
Diagnosi
differenziale
La lishmaniosi cutaneo-mucosa va differenziata dalle seguenti patologie:
lebbra lepromatosa, tubercolosi cutanea, sporotricosi, blastomicosi,
sifilide, treponematosi non veneree, neoplasie della cute.
Terapia
Questa forma di leishmaniosi è assai difficile da trattare. Si consiglia
l'uso dell'antimoniato di N-metilglucamina per via intramuscolare (20 mg
di Sb+5/Kg/die
per almeno 4 settimane) o della pentamidina isetionato, anch'essa per via
intramuscolare (4 mg/Kg 3 volte alla settimana, per 5-25 settimane), fino
a scomparsa delle lesioni. In alternativa a tali farmaci si può impiegare
l'amfotericina B. Questo antibiotico, altamente tossico e pertanto da
utilizzare sotto rigorosa sorveglianza medica, si somministra per
infusione endovenosa lenta giornaliera do 0,25-1 mg/Kg opportunamente
diluiti (iniziando con dosi molto basse, da aumentare in maniera graduale
fino al dosaggio ottimale, per una dose cumulativa finale di 1-3 g).
Le recidive sono spesso dovute a dosaggi inadeguati o ad interruzione del
trattamento. talvolta, all'inizio della terapia, gli antigeni liberati dai
parassiti uccisi inducono serie reazioni infiammatorie, che possono
richiedere l'uso di corticosteroidi per controllare l'edema faringeo e
tracheale.
Infezioni
da specie che inducono
Leishmaniosi VISCERALE
Detta
"kala-azar" (malattia nera), la leishmaniosi viscerale riconosce
quali agenti eziologici le specie del complesso L. donovani
(nell'Africa orientale, nella penisola arabica ed in India) e L.
infantum (nel bacino del Mediterraneo, in Medio Oriente, nell'Asia
centrale, in Cina e nell'America meridionale). A differenza di quanto
avviene nelle forme cutanee e cutaneo-mucose, in questa i parassiti non
restano nei macrofagi a livello della cute o delle mucose ma si
trasferiscono e si concentrano nei tessuti e parenchimi in cui il SRE è
più largamente rappresentato (reticoloendotelite sistemica), quali
midollo osseo, fegato, milza, ghiandole linfatiche e sottomucosa
intestinale, dove continuano a moltiplicarsi.
Mentre nella forma indiana le leishmanie, evidenziabili talora nei
macrofagi del sangue, vengono trasmesse dai flebotomi da uomo a uomo (e
sembra che sia possibile anche infettarsi, attraverso il sangue, per
contatto diretto), nelle altre la malattia si presenta come una zoonosi. I
serbatoi dell'infezione sono i roditori selvatici (nella forma sudanese)
ed il cane e la volpe (nelle forme americana ed infantile); in Italia lo
stesso ruolo può essere sostenuto dal ratto, oltre che dal cane e dalla
volpe. In tutti questi animali gli amastigoti, a differenza di quanto
avviene nell'uomo, permangono anche nel derma, consentendo così ai
flebotomi di infettarsi.
Azione
patogena e manifestazioni cliniche
Sicuramente esistono infezioni asintomatiche, ma in genere, dopo un
periodo di incubazione variante da 10 giorni a 2 anni (spesso 2-4 mesi),
compaiono i primi sintomi, che sono diversi a seconda che l'esordio sia
subdolo o acuto.
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| Leishmaniosi
viscerale infantile. |
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L'esordio acuto è più caratteristico della malattia negli adulti:
accessi febbrili simil-malarici o simil-tifoidei, seguiti da sindrome
spleno-epatomegalica, anemizzazione ed altri segni di interessamento del
midollo osseo, fenomeni emorragici e diarrea. E, ancora, la cute del
volto, delle estremità e dell'addome tende ad assumere una tinta di
tonalità brunastra (da cui il nome della malattia) e si ossrvano talora
particolari manifestazioni cutanee (leishmanidi, noduli di aspetto
verrucoide). La malattia è molto grave e la guarigione spontanea è rara;
va comunque segnalato che il decorso è in genere meno severo nelle forme
indiana ed africana.
Se l'esordio è subdolo, si accusano invece malessere, stanchezza,
pallore, dimagrimento, febbre irregolare (spesso elevata), ribelle ad
antibiotici, antipiretici e cortisonici.
Il quadro generale si aggrava
progressivamente e compaiono anche colorito cereo-grigiastro, spleno ed
epatomegalia, |
diarrea,
linfoadenomegalia, anemia, leucocitopenia, ipoalbuminemia,
ipergammaglobulinemia, tendenza alle emorragie. Questi
sintomi sono dovuti al blocco del sistema reticoloendoteliale, all'anemizzazione
conseguente all'invasione del midollo osseo ed alla vita più breve degli
eritrociti (captati e distrutti a livello splenico in ragione dei legami
di membrana con antigeni parassitari e della correlata fissazione del
complemento), alla flebite ostruttiva provocata dall'iperplasia delle
cellule endoteliali e, infine, all'azione tossica esercitata dal
parassita. In assenza di trattamento il paziente muore per cachessia
progressiva oppure, acutamente, durante un episodio dissenterico o
emorragico.
Va sottolineato che le leishmanie, in quanto colpiscono e distruggono
cellule deputate anche a ruoli di tipo difensivo-immunitario, esplicano
un'evidente azione immunodpressiva. |
Diagnosi
differenziale
Le malattie rispetto alla quali si pone la diagnosi differenziale della
leishmaniosi viscerale sono essenzialmente le seguenti: malaria, febbre
tifoide, brucellosi, tubercolosi, sepsi, leucemie, linfomi.
Terapia
Anche per la leishmaniosi viscerale il farmaco d'elezione è l'antimoniato
di N-metilglucamina (o lo stibogluconato di sodio). Farmaci alternativi,
specie in casi di stibio-intolleranza o stibio-resistenza, sono anche in
questo caso la pentamidina isetionato, l'amfotericina B (particolarmente
interessanti sembrano i risultati ottenuti di recente con l'impiego di una
preparazione farmaceutica in cui questo antibiotico è incorporato in
liposomi) e l'aminosidina (o paromomicina). Dosaggi e durata dei vari
trattamenti consigliati dall'OMS ricalcano sostanzialmente quelli
riportati per la leishmaniosi cutaneo-mucosa, anche se vanno stabiliti,
caso per caso, in base alla risposta clinica. Si tenga comunque presente
che la dose/die massima consentita per i derivati antimoniali è di 850 mg
di Sb+5.
L'antimoniato di
N-metilglucamina è il farmaco utilizzato anche per trattare la
leishmaniosi del cane; ma questo suo impiego consente, il più delle
volte, solo la remissione temporanea dei segni della malattia e non la
guarigione dell'animale, che continua perciò a rappresentare un serbatoio
di infezione. E' quindi opportuno sottolineare i rischi derivanti
dall'indiscriminato uso di questo principio attivo nel cane affetto da
leishmaniosi (prassi abbastanza comune anche in Italia). Può infatti
indurre facilmente la selezione di ceppi di L. infantum resistenti
al farmaco, sempre infettanti per i flebotomi e trasmissibili all'uomo,
per il quale tuttavia l'antimoniato di N-metilglucamina rappresenta ancor
oggi il presidio terapeutico più valido.

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