La
malattia di Lyme, anche definita "eritema migrante" o
"eritema cronico migrante", è una antropozoonosi che è stata
riconosciuta come entità nosologica a se stante nel 1975, in seguito al
verificarsi di un cluster di artropatia cronica nel comprensorio di Lyme,
Connecticut, U.S.A.
Soltanto
nel 1982 è stato identificato nella Borrelia burgdorferi il suo agente
causale.
La
spirocheta Borrelia burgdorferi viene trasmessa all'uomo dalla puntura di zecche
infette appartenenti alla famiglia Ixodidae (I. dammini, I.
pacificus),
che svolgono il ruolo di vettori obbligati e rappresentano, insieme con
alcuni animali selvatici, il serbatoio
di infezione.
Possono
fungere da serbatoio di infezione roditori,
caprioli, cervi, volpi, lepri, ricci, nei quali le zecche svolgono una
parte del loro ciclo riproduttivo. Gli uccelli hanno probabilmente un
ruolo non trascurabile nel trasporto a distanza di zecche infette.
Poiché
la Malattia di Lyme è stata riscontrata anche in aree prive di zecche,
si ritiene che, eccezionalmente, essa possa essere veicolata anche da
altri insetti ematofagi.
E'
esclusa la possibilità di trasmissione interumana della malattia; sono
stati comunque segnalati rarissimi casi di trasmissione congenita.
Focolai
endemici di Malattia di Lyme esistono, oltre che negli Stati Uniti
d'America e nel Canada, anche in Giappone, Cina, Australia ed Europa.
Viene
definita come endemica una zona in cui siano stati osservati almeno due
casi confermati di Malattia di Lyme, o in cui sia dimostrabile la presenza di zecche
infettate da B. burgdorferi.
Nel
corso degli ultimi quattro anni sono stati segnalati in totale 68 casi di
Malattia di Lyme dalle Regioni Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia,
Marche, Piemonte.
Clinica
Dopo
un periodo di incubazione che può arrivare fino a 30 giorni (solitamente
4-25 giorni), la prima manifestazione della malattia di Lyme consiste in
una lesione eritematosa migrante, anche definita eritema cronico migrante
a causa della sua persistenza, accompagnato da altri sintomi quali febbre,
malessere generale, astenia, mialgie e artralgie migranti, oltreché da una linfoadenopatia che può persistere per diverse settimane.
L'eritema migrante, che si manifesta nel 60-80% dei casi, inizia tipicamente come una macula o papula rossastra che si
estende, in un periodo di tempo variabile da qualche giorno a diverse
settimane, fino a formare una lesione tondeggiante, con diametro anche
superiore a 5 cm, spesso con un'area centrale più chiara.
Come nelle
malattie da spirochete, possono essere osservate lesioni cutanee
secondarie.
Alla
fase primaria della malattia segue, dopo un periodo di latenza più o meno
lungo (da settimane a mesi), la seconda fase, o delle manifestazioni
tardive, che possono consistere in:
-
alterazioni a carico dell'apparato
muscolo-scheletrico (artrite cronica)
-
dell'apparato cardiovascolare
(disturbi della conduzione atro-ventricolare, miopericardite,
cardiomegalia)
-
del sistema nervoso centrale e periferico (meningiti
asettiche, encefaliti, atassia cerebellare, neurite dei nervi cranici,
radicoloneuriti, mielite).
Diagnosi
La
diagnosi di laboratorio si basa, oltre che sui rilievi clinici,
sull'isolamento di B. burgdorferi da campioni biologici e sul riscontro,
con tecniche immunoenzimatiche o di immunofluorescenza indiretta, di
anticorpi specifici. Vengono considerati significativi un incremento pari
a quattro volte del titolo anticorpale tra la fase acuta e la fase di
convalescenza, oppure un titolo anticorpale ·1:128 (immunofluorescenza
indiretta), oppure un test ELISA positivo
con densità ottica ·0,2.
Le metodiche sopracitate sono al momento
ancora poco standardizzate, per cui non sono rari i casi di false
positività, dovuti anche alla possibilità di reattività crociata con
altri antigeni batterici, ricketssiali ed umani. E' pertanto indicato
procedere ad un test di conferma con la tecnica dell'immunoblotting.
Un'accurata diagnosi della
Malattia di Lyme è comunque particolarmente
importante, perché l'istituzione di una adeguata antibioticoterapia può
prevenire l'instaurarsi delle lesioni croniche, cardiache, neurologiche o
artritiche.
La terapia antibiotica è valida e fornisce buoni risultati
anche nelle fasi tardive della malattia.
Misure
di profilassi
Non è ancora stato registrato e commercializzato un vaccino contro la
malattia di Lyme.
Attualmente
sono in fase di sperimentazione, negli Stati Uniti d'America, due vaccini
nei confronti di B. burgdorferi per la valutazione della loro sicurezza,
immunogenicità ed efficacia.
Entrambi i vaccini sono prodotti con
metodiche di ingegneria genetica e utilizzano una proteina ricombinante
come immunogeno. La loro immissione sul mercato potrà avvenire soltanto
dopo la conclusione della fase III di sperimentazione.
In
assenza di un vaccino, la profilassi della malattia di Lyme consiste
principalmente nell'adozione di misure individuali e comportamentali.
Oltre alla misure di profilassi specifica nei confronti
delle patologie trasmesse da zecche, peraltro non sempre disponibili, sono
molto valide le misure di profilassi comportamentale, fondate sulla informazione e l'educazione
sanitaria dei soggetti e delle categorie
professionali potenzialmente esposti al rischio.
Le misure di profilassi ambientale hanno infatti uno scarso
impatto sui relativi agenti patogeni, in considerazione dei possibili
molteplici serbatoi di infezione.
Le zecche sono particolarmente frequenti in zone ad
altitudini non troppo elevate, caratterizzate dalla presenza di boschi
cedui, con abbondante sottobosco e terreno ricco di humus, che favorisce
il mantenimento dell'elevato tenore di umidità ambientale richiesto dalle
zecche per il loro sviluppo.
Le zone maggiormente "a rischio" per la
possibilità di punture di zecche sono i sentieri poco battuti, in cui è
maggiore la possibilità di presenza di fauna selvatica, mentre il periodo
dell'anno a maggior rischio può essere senz'altro considerato quello
tardo primaverile-estivo; l'attività delle zecche può comunque protrarsi
anche fino all'autunno inoltrato, soprattutto nei climi più temperati.
In caso di
permanenza o di escursioni in aree conosciute come endemiche per malattia
di Lyme, o comunque infestate da zecche, dovranno essere indossati
indumenti di foggia e tessuti adatti, ovvero resistenti agli strappi e di
colore chiaro per rendere evidente la presenza di zecche. Si consigliano
maniche e pantaloni lunghi, che andranno infilati nelle calze per evitare la possibile penetrazione dei parassiti negli interstizi
tra gamba e calza. Le calzature debbono essere chiuse e alte sulle
caviglie; è altamente consigliabile l'uso di guanti.
Si consiglia l'applicazione, sulle parti scoperte del corpo
e sugli indumenti, di prodotti repellenti per gli insetti a base di
dietiltoluamide, dimetilftalato, benzoato di benzile o di permetrina e di
acaricidi.
In caso di lavoro o sosta in aree conosciute come
infestate, è opportuno procedere a periodiche (ogni 3-4 ore) ispezioni
degli indumenti e delle parti scoperte per rimuovere eventuali zecche.
La possibilità di trasmissione dell'infezione da parte
della zecca aumenta con il passare del tempo, in quanto la zecca compie il
pasto di sangue nell'arco di più giorni; è improbabile che la
trasmissione di agenti patogeni avvenga entro le prime 48 ore, pertanto la
regolare ricerca della presenza di parassiti nel corso o alla fine del lavoro o dell'escursione è molto utile per poter
procedere alla loro immediata rimozione.
Puntura di zecca e
Borreliosi di Lyme - procedura
Le probabilità d'infezione sono basse se la
zecca resta attaccata alla cute per meno di 36-48 ore, è perciò
fondamentale una sua pronta e corretta rimozione.
Il metodo corretto consiste nell'afferrare la zecca con una pinza il più
aderente possibile al piano cutaneo, prestando attenzione a non afferrarla
per il corpo al fine di evitare l'"effetto siringa" e quindi
toglierla tirando verso l'alto. La pinza deve essere a punte sottili (in
questo caso applicata tangenzialmente alla cute) o ad estremità curve e
sottili ("a tenaglia" oppure a tipo "klemmer" e in
questi casi utilizzata verticalmente). Esiste in ogni caso la possibilità
che si rompa e che il microscopico rostro resti ritenuto nella cute.
Sacrificate quindi molto leggermente il punto cutaneo ove era infissa la
zecca utilizzando un ago da siringa sterile.
Effettuate la disinfezione, evitando disinfettanti coloranti, ed applicate
localmente una piccola quantità di pomata antibiotica.
Sono tassativamente da evitarsi metodi impropri d'estrazione come
l'applicazione di caldo (fiammiferi appena spenti, spilli o aghi
arroventati, etc.) o di sostanze varie (petrolio, benzina, trielina,
ammoniaca, acetone, acidi, etc.) purtroppo spesso utilizzati e che
inducono un riflesso di rigurgito da parte della zecca con aumento
esponenziale del rischio d'infezione.
Il paziente va infine istruito ad effettuare tutti i giorni, per 30-40
giorni, un'attenta osservazione della lesione cutanea conseguente per
cogliere l'eventuale insorgenza dell'Eritema Migrante1
(EM), e a verificare l'eventuale comparsa
di sintomi per lui nuovi (una cefalea non abituale, un'artrite acuta, una
sintomatologia neurologica od un malessere simil influenzale non
altrimenti spiegati) per potere così instaurare in tempo utile un
adeguato trattamento.
Non deve essere effettata nessuna terapia antibiotica a scopo
profilattico.
Se durante il periodo d'osservazione dovesse essere necessario instaurare
una terapia antibiotica per intercorrenti patologie non correlate alla
Borreliosi di Lyme (BL), si dovrà utilizzare lo schema previsto per
quest'ultima. Questo per evitare, analogamente a quanto avviene per la
sifilide, la possibilità di "decapitare" le manifestazioni
cliniche dell'eventuale BL presente.
Il non rispetto di questa regola infatti impedisce il manifestarsi dell'EM,
unica lesione patognomonica della BL, senza però la certezza di eliminare
l'infezione ma, anzi, facilitando il suo possibile passaggio alle fasi
successive, molto più difficili da diagnosticare. La Borrelia burgdorferi
infatti, oltre a collocarsi frequentemente a livello endocellulare, si
caratterizza per un precoce attraversamento della barriera
emato-encefalica come pure con sue localizzazioni in altre zone
raggiungibili con difficoltà dai farmaci. Questa è una delle principali
ragioni per le quali la terapia va prolungata per tre settimane e per la
quale i Macrolidi non sono indicati.
L'infezione non da luogo allo sviluppo d'immunità specifica, perciò un
paziente precedentemente trattato e guarito, si potrà riammalare se punto
nuovamente da una zecca infetta.
Anche la Malattia di Lyme è soggetta a notifica obbligatoria da parte del
Medico che effettua la diagnosi. Ciò riveste una notevole importanza, sia
per la sorveglianza epidemiologica di cui è oggetto e sia perché, il
conoscere l'esatta situazione, ci consente di poter predisporre interventi
sanitari adeguati in tempi ristretti. 1)
Eritema Migrante: macula o papula eritematosa che, nella sua forma tipica,
si espande nell'arco di giorni o settimane per formare una larga lesione
tondeggiante, del diametro di oltre 5 cm, che tende a risolvere al centro
lasciando un margine periferico in espansione centrifuga.
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