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La rabbia è una malattia virale acuta del sistema nervoso centrale invariabilmente fatale, che può essere prevenuta con la vaccinazione anche dopo l'infezione.
I viaggiatori diretti in aree dove la rabbia canina è altamente endemica (Messico, Colombia, India, Guatemala, Perù, Filippine, Sri Lanka, Thailandia, Vietnam) devono essere avvertiti di evitare qualsiasi contatto con animali da strada (in molti paesi anche altri animali quali pipistrelli, volpi, lupi, scimmie possono essere rabbidi).
Nel caso di morsicature accidentali od altre esposizioni a rischio devono essere consapevoli che questa potrebbe essere una emergenza medica che richiede un trattamento post-esposizione con immunoglobuline specifiche e vaccino antirabbico; vanno invitati a rivolgersi, al più presto, alla più vicina rappresentanza diplomatica italiana o di una nazione occidentale per ottenere un trattamento adeguato in quanto spesso nelle regioni tropicali vi è carenza di vaccini moderni e dell immunoglobuline specifiche.
  
L'Italia, dichiarata indenne da rabbia urbana nel 1973, ha esperimentato dal 1977 la periodica reintroduzione della rabbia silvestre in corrispondenza delle regioni dell'arco alpino confinanti con Austria, Jugoslavia, Svizzera e Francia.
L'attuazione in Europa, a partire dal 1977, di campagne di vaccinazione antirabbica sperimentale per via orale delle volpi (specie maggiormente interessata dall'epizoozia) e, dal 1984 anche nei territori dell'Italia settentrionale colpiti da rabbia silvestre, fu in grado di determinare l'estinzione di tutti i focolai epizoozici nel 1986.
Dopo circa due anni, nell'agosto 1988, la rabbia silvestre fece la sua ricomparsa in Friuli Venezia Giulia, in prossimità del confine jugoslavo. Questo nuovo focolaio epidemico interessò, nel periodo agosto 1988-novembre 1989, le province di Trieste e Gorizia  con un totale di 75 casi (70 volpi, 4 tassi, 1 capriolo).
Le campagne di vaccinazione antirabbica sperimentale per via orale delle volpi, attuate contemporaneamente in Friuli Venezia Giulia e nelle confinanti regioni slovene ed austriache, riuscirono a determinare la temporanea estinzione del focolaio epizootico; infatti dal novembre 1989 all'agosto 1991 non vennero segnalati casi di rabbia silvestre in territorio italiano, ma, la presenza di epizoozia rabica in Slovenia, anche in conseguenza della mancata attuazione di misure di profilassi per le ben note vicende politiche della ex-Jugoslavia, ha nuovamente determinato la reintroduzione della rabbia silvestre in Friuli Venezia Giulia.
A partire dall'agosto 1991 sono stati individuati, nelle province di Trieste ed Udine, 28 casi di rabbia in animali selvatici (25 volpi, 1 tasso, 2  caprioli).
Inoltre, l'epizoozia rabica presente nel Tirolo del nord fin dal marzo 1993 ha determinato il reingresso della rabbia silvestre anche nel Sud-Tirolo, in corrispondenza del passo del Brennero. Sono stati identificati finora 27 casi di rabbia in animali selvatici in comuni della Provincia di Bolzano (dati al maggio 1993).

Sporadici casi di rabbia urbana sono stati segnalati negli ultimi anni in animali domestici (cani) provenienti dall'estero.
Non sono stati segnalati, negli scorsi anni, casi di rabbia umana, nonostante, soprattutto nelle aree interessate da focolai di rabbia silvestre, siano sempre possibili le condizioni per una possibile esposizione al virus rabico.

TRATTAMENTO ANTIRABBICO PRE-ESPOSIZIONE

La vaccinazione antirabbica, intesa come trattamento pre-esposizione, dovrebbe rientrare tra i provvedimenti di prevenzione diretti a categorie di cittadini anche professionalmente esposti a rischio specifico quali veterinari, laboratoristi, guardiacaccia, boscaioli, naturalisti, speleologi, addetti alla cura di animali e comunque alle persone che per la loro attività possano facilmente venire in contatto o con animali potenzialmente infetti o con il virus della rabbia.

Tra le categorie interessate al trattamento antirabbico pre-esposizione sono da includere, in particolare, gli operatori addetti alla posa in campo, alla raccolta delle esche vaccinali e a tutte le operazioni connesse all'azione di monitoraggio delle campagne di vaccinazione antirabbica sperimentale per via orale delle volpi.

Si sottolinea l'utilità che i competenti Organi regionali attivino tutte le procedure per propagandare, promuovere e facilitare l'accesso delle suddette categorie a rischio ai programmi di immunoprofilassi antirabbica.

Si consideri, inoltre, che la vaccinazione pre-esposizione, anche se non elimina la necessità del trattamento  profilattico dopo esposizione al virus rabico, lo semplifica rendendo superflua la somministrazione di immunoglobuline e riducendo le dosi di vaccino necessarie.

La schedula consigliata per la vaccinazione pre-esposizione primaria prevede la somministrazione per via intramuscolare di 3 dosi da 1 ml di vaccino HDCV o PDEV nella regione deltoidea ai giorni 0, 7, 21, oppure 28.
La somministrazione nella regione glutea è sconsigliata.
Per quanto possibile, la presenza di anticorpi neutralizzanti nei vaccinati dovrebbe  essere accertata su campioni di siero raccolti da una a tre settimane dopo la somministrazione dell'ultima dose.
La vaccinazione di richiamo verrà effettuata con una singola dose di HDCV o PDEV con cadenza almeno biennale e comunque ogni volta che il dosaggio degli anticorpi neutralizzanti dia risultati inferiori a 0,5 U.I./ml (titolo minimo raccomandato dall'O.M.S.).  

TRATTAMENTO ANTIRABBICO POST-ESPOSIZIONE

La rabbia viene contratta in seguito all'introduzione del virus rabico in soluzioni di continuo della cute o per contatto con mucose, anche integre. La probabilità di infezione rabica varia con la natura, l'estensione e la localizzazione dell'esposizione al virus.
Ogni penetrazione di denti nella cute costituisce una morsicatura; le morsicature al viso e alle mani comportano solamente una maggiore rapidità dell'insorgenza delle manifestazioni cliniche in caso di infezione e, pertanto, il sito della lesione non deve in nessun caso influenzare la decisione di iniziare il trattamento.
Altri tipi di esposizione sono rappresentati da graffiature, abrasioni, ferite aperte o membrane mucose contaminate da saliva o altri materiali potenzialmente infetti.

Il semplice contatto della cute integra con sangue, urine o feci di animali rabidi, o altri contatti come l'accarezzare un animale rabido, non costituiscono esposizione e indicazione per il trattamento post-esposizione.
La  decisione di avviare un trattamento antirabbico post-esposizione deve comunque essere presa dopo avere attentamente valutato, oltre al tipo di esposizione, altre possibili variabili quali:

  • epizoologia locale della rabbia
  • specie dell'animale responsabile della lesione
  • anamnesi, stato clinico e vaccinale dell'animale e disponibilità per l'osservazione
  • circostanze nelle quali è avvenuta la possibile esposizione
  • natura del contatto o della lesione
  • eventuali esami di laboratorio eseguiti sull'animale

Si rammenta che la rabbia urbana è ormai assente da decenni dal territorio del nostro Paese, e che soltanto le regioni dell'arco alpino sono state e sono periodicamente interessate dalla reintroduzione della rabbia silvestre, il cui mantenimento in Europa è dovuto alla persistenza dell'infezione rabida nelle volpi.
Le persone morsicate da animali rabidi o sospetti tali, o che siano state esposte al rischio di infezione, dovrebbero, se l'animale morsicatore non può essere sottoposto ad osservazione, iniziare il trattamento antirabbico  post-esposizione entro 24 ore.
Il trattamento antirabbico post-esposizione dovrebbe sempre includere, nei contatti ad alto rischio (cat. III), la somministrazione combinata di vaccino ed immunoglobuline, con l'eccezione rappresentata dalle persone che abbiano ricevuto in precedenza una vaccinazione antirabbica completa: a queste ultime verrà somministrato esclusivamente il vaccino.

trattamento locale di ferite e lesioni potenzialmente esposte al contagio da virus rabico 
immediato e accurato lavaggio con acqua e sapone e/o soluzioni detergenti;

disinfezione (mediante applicazione di composti di ammonio quaternario allo 0,1%, o di acqua ossigenata, o di soluzione di alcool al 40-70% o di soluzione acquosa di iodio, o di tintura di iodio)

se anatomicamente possibile, utilizzare fino a 1/2 della dose di immunoglobuline antirabbiche per instillazione nel profondo delle ferite e per infiltrazione nell'area circostante le ferite o lesioni

non suturare se non strettamente necessario
procedere, se necessario, al trattamento profilattico antitetanico ed alla somministrazione di antibiotici per prevenire infezioni batteriche.


In nessun caso, comunque, si può prescindere da una accurata pulizia delle ferite, cui fare seguire la somministrazione di antibiotici per via locale e/o sistemica, nonché dalla opportunità di valutare lo stato immunitario nei confronti del tetano, procedendo, se necessario, alla profilassi antitetanica.
La combinazione di immunoglobuline, per via locale e sistemica, e di vaccino antirabbico è raccomandata sia per le lesioni da morsicatura che per le altre esposizioni e a prescindere dall'intervallo intercorso tra l'esposizione e l'inizio del trattamento.
Le immunoglobuline antirabbiche (preferibilmente umane, ma  anche eterologhe) forniscono un'immediata copertura immunitaria fin tanto che si verifichi la produzione attiva di anticorpi in risposta alla vaccinazione.
Nel caso in cui le immunoglobuline non vengano inoculate all'inizio del trattamento, possono comunque essere somministrate fino al settimo giorno successivo alla prima dose di vaccino; oltre il settimo giorno non sono più indicate perché è presumibilmente già in atto una risposta anticorpale attiva .
La dose raccomandata di immunoglobuline umane è di 20 U.I. per chilogrammo di peso corporeo, mentre per le immunoglobuline eterologhe è di 40 U.I/ml, formulazioni applicabili a tutti i gruppi di età, bambini compresi.
Se anatomicamente possibile, circa metà della dose di immunoglobuline dovrebbe essere infiltrata nell'area circostante la lesione e il rimanente iniettato per via intramuscolare nella regione glutea.
Le immunoglobuline non debbono mai essere somministrate con la stessa siringa o nello stesso sito anatomico utilizzati per il vaccino e, poiché possono ridurre la produzione attiva di anticorpi, deve essere somministrata, una sola volta, soltanto la dose raccomandata.
Se per qualsiasi motivo le immunoglobuline vengono iniettate prima dell'inizio della vaccinazione, la prima dose di vaccino dovrà essere raddoppiata o triplicata e inoculata in siti anatomici diversi.
La schedula attualmente raccomandata dall'O.M.S. per la vaccinazione antirabbica post-esposizione prevede la somministrazione di cinque dosi di vaccino HDCV o PDEV per via intramuscolare ai giorni 0. 3. 7. 14, 30; molto valida si è dimostrata anche la schedula multisito abbreviata (2-1-1) che consiste nella somministrazione al giorno 0 di due dosi di vaccino HDCV o PDEV nel braccio destro e sinistro, seguita dalla somministrazione di una dose al giorno 7 e di una al giorno 21.
La schedula multisito abbreviata induce una risposta anticorpale precoce e si è dimostrata molto valida soprattutto quando il trattamento post-esposizione non include la contemporanea somministrazione di immunoglobuline. Inoltre, la schedula multisito abbreviata, riducendo da cinque a tre le visite del paziente morsicato, consegue il duplice risultato di alleggerire il lavoro dei Centri Antirabbici e di risultare maggiormente gradita al paziente.
Il vaccino deve essere sempre inoculato nel muscolo deltoide, essendo altamente sconsigliata la somministrazione nella regione glutea; nei bambini al di sotto dei dodici anni il vaccino può essere inoculato nella parte antero-laterale della coscia.

Per persone precedentemente vaccinate si intendono coloro che  siano stati vaccinati con la schedula raccomandata per  l'HDCV o il PDEV, o coloro che abbiano ricevuto un altro tipo di vaccino e abbiano un documentato titolo anticorpale.
In caso di esposizione al virus rabico, ai soggetti già vaccinati dovranno essere somministrate due dosi di vaccino HDCV o PDEV ai giorni 0 e 3. La somministrazione di immunoglobuline non è indicata in questa categoria di esposti al rischio di infezione rabica.

vedi cartina