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La Legionellosi è una malattia infettiva grave e a letalità elevata.
L’osservazione di recenti casi di Legionellosi in nosocomi italiani e la notifica di polmoniti da Legionella in turisti che hanno soggiornato in alberghi e villaggi del nostro Paese pone la Sanità Pubblica di fronte al problema della prevenzione comunitaria e nosocomiale delle infezioni da batteri del genere Legionella.

EPIDEMIOLOGIA

"Legionellosi" è la definizione di tutte le forme morbose causate da batteri gram-negativi aerobi del genere Legionella. Essa si può manifestare sia in forma di polmonite, sia in forma febbrile extrapolmonare o in forma subclinica. La specie più frequentemente coinvolta in casi umani è Legionella pneumophila anche se altre specie sono state isolate da pazienti con polmonite.


Siti epidemici e condizioni naturali favorenti
  
L’unico serbatoio naturale di Legionella è l’ambiente. Dal serbatoio naturale (ambienti lacustri, corsi d’acqua, acque termali, etc.) il germe passa nei siti che costituiscono il serbatoio artificiale (acqua condottata cittadina, impianti idrici dei singoli edifici, piscine etc.).
Il microrganismo è ubiquitario e la malattia può manifestarsi con epidemie dovute ad un’unica fonte con limitata esposizione nel tempo e nello spazio all’agente eziologico, oppure con una serie di casi indipendenti in un’area ad alta endemia o con casi sporadici senza un evidente raggruppamento temporale o geografico. Focolai epidemici si sono ripetutamente verificati in ambienti collettivi a residenza temporanea, come ospedali o alberghi. I casi di polmonite da Legionella si manifestano prevalentemente nei mesi estivo-autunnali per quelli di origine comunitaria, mentre quelli di origine nosocomiale non presentano una particolare stagionalità.


Rischio di infezione
  
Fattori predisponenti la malattia sono l’età avanzata, il fumo di sigaretta, la presenza di malattie croniche, l’immunodeficienza. Il rischio di acquisizione della malattia è principalmente correlato alla suscettibilità individuale del soggetto esposto e al grado di intensità dell’esposizione, rappresentato dalla quantità di legionelle presenti e dal tempo di esposizione. Sono importanti inoltre la virulenza e la carica infettante dei singoli ceppi di legionelle, che, interagendo con la suscettibilità dell’ospite, determinano l’espressione clinica dell’infezione.
La virulenza delle legionelle potrebbe essere aumentata dalla replicazione del microrganismo nelle amebe presenti nell’ambiente acqueo.
Per quanto siano state descritte 42 diverse specie di Legionella, non tutte sono state associate alla malattia nell’uomo. L. pneumophila è la specie più frequentemente rilevata nei casi diagnosticati.
Anche se è difficile stabilire quale sia la dose infettante per l’uomo, si ritiene comunemente che concentrazioni di legionelle comprese tra 102 e 104/L siano idonee a provocare un caso di infezione l'anno, mentre cariche comprese tra 104 e 106/L possono provocare casi sporadici.

Tabella 1

Fattori di rischio e malattie di base che favoriscono
l'acquisizione di una polmonite da Legionella
FATTORI DI RISCHIO MALATTIE DI BASE
età avanzata broncopneumopatia cronica ostruttiva
presenza di Legionella in più del 30% dei campioni d'acqua analizzati o di concentrazioni di Legionella > 103/L in una determinata struttura immunosoppressione:
  • trapianto d'organo
  • terapia corticosteroida
alcolismo neoplasie e interventi chirurgici ORL
tabagismo insufficienza renale terminale
sonda nasogastrica, alimentazione con sondino insufficienza cardiaca
inalazione di acqua non sterile diabete
sesso maschile  
presenza di torri di raffreddamento degli impianti di condizionamento nell'area circostante

  
Modalità di trasmissione
  
La Legionellosi viene normalmente acquisita per via respiratoria mediante inalazione di aerosol contenente legionelle, oppure di particelle derivate per essiccamento.
Le goccioline si possono formare sia spruzzando l’acqua che facendo gorgogliare aria in essa, o per impatto su superfici solide. Più piccole sono le dimensioni delle gocce più queste sono pericolose. Gocce di diametro inferiore a 5µ arrivano più facilmente alle basse vie respiratorie
Mentre la maggior parte dei primi casi di legionellosi sono stati attribuiti a sostanze aerodisperse contenenti batteri provenienti da torri di raffreddamento o condensatori evaporativi o sezioni di umidificazione delle unità di trattamento dell'aria, le infezioni più recenti sono risultate causate anche dalla contaminazione di impianti di acqua potabile, apparecchi sanitari, fontane e umidificatori ultrasonici (Tabella 2).
I principali sistemi generanti aerosol che sono stati associati alla trasmissione della malattia comprendono gli impianti idrici, gli impianti di climatizzazione dell'aria (torri di raffreddamento, sistemi di ventilazione e condizionamento dell'aria, etc.), le apparecchiature per la terapia respiratoria assistita e gli idromassaggi.
Eventi epidemici recentemente verificatisi in Belgio ed in Olanda, che hanno riguardato frequentatori di fiere ed esposizioni nelle quali si sono create condizione di rischio di infezione da sistemi generanti aerosol (piscine e vasche da idromassaggi, esposte a fini dimostrativi, e fontane decorative), suggeriscono l'opportunità di considerare anche queste manifestazioni nell'anamnesi dei casi e nell'indagine epidemiologica.
Sono stati inoltre segnalati in letteratura casi di Legionellosi acquisiti mediante aspirazione o microaspirazione di acqua contaminata e casi di Legionellosi acquisita attraverso ferita.
Non è mai stata dimostrata la trasmissione interumana.

Tabella 2

Principali modalità e sorgenti di trasmissione della Legionella sp.
MODALITA' FONTE
inalazione di aerosol contaminazione dell'impianto idrico
torri di raffreddamento degli impianti di condizionamento
umidificazione centralizzata degli impianti
apparecchi per aerosol e ossigenoterapia
aspirazione sonda nasogastrica
colonizzazione dell'orofaringe
respirazione assistita contaminazione delle apparecchiature per la respirazione assistita

  
Frequenza della malattia
  
L'adozione di misure preventive, anche se costose, appare giustificata poiché la malattia viene diagnosticata raramente. Ciò dipende probabilmente da un mancato accertamento di tutti i casi, per cui la frequenza della malattia può essere sottostimata.
Secondo alcuni autori le legionelle sono responsabili dell’1-5% dei casi totali di polmonite comunitaria e del 3-20% di tutte le polmoniti nosocomiali. Applicando queste percentuali al numero totale di polmoniti nosocomiali che si verificano ogni anno in Italia si otterrebbe un numero di casi di malattia almeno dieci volte superiore a quello attualmente notificato.
La letalità della Legionellosi è maggiore per le infezioni nosocomiali che per quelle comunitarie. La letalità totale è del 5-15%, mentre nei casi nosocomiali è compresa tra il 30 e il 50%.
In pazienti in condizioni cliniche scadute o trattati tardivamente può arrivare al 70-80%.
Il tasso medio europeo di incidenza, nel 1998, delle polmoniti da Legionella è stato di 4,3 casi per milione di abitanti. L’Italia si colloca ben al di sotto della media con un tasso d’incidenza di 1,8 casi per milione d’abitanti.
Numerosi studi dimostrano che la Legionellosi è stata sottostimata, di conseguenza il tasso d’incidenza potrebbe essere molto vicino al tasso di incidenza più alto dei paesi europei.
In Italia negli ultimi anni sono stati notificati mediamente un centinaio di casi di Legionellosi ogni anno; la maggioranza di essi viene notificata da poche regioni del Nord e del Centro Italia, mentre solo un numero molto limitato di casi viene segnalato dalle regioni dell'Italia meridionale.
I casi di infezione nosocomiale rappresentano mediamente il 20-30% del totale. Il 10-15% dei pazienti dichiara di aver pernottato almeno una notte in luoghi diversi dall'abitazione abituale (alberghi, campeggi, etc.) nelle due settimane precedenti l'insorgenza dei sintomi, mentre il rimanente 50-60% dei casi non riferisce un fattore di rischio noto a cui far risalire la malattia. Circa il 60% dei casi presenta altre patologie concomitanti, prevalentemente di tipo cronico-degenerativo e di tipo neoplastico.
La sierologia è il metodo diagnostico più utilizzato e Legionella pneumophila sierogruppo 1 è responsabile dell’85% circa dei casi.


Clinica
  

L'infezione da legionelle può dar luogo a due distinti quadri clinici: la Febbre di Pontiac e la Malattia dei Legionari.
La Febbre di Pontiac, dopo un periodo di incubazione di 24-48 ore, si manifesta in forma acuta senza interessamento polmonare, simil-influenzale, e si risolve in 2-5 giorni. I prodromi sono: malessere generale, mialgie e cefalea, seguiti rapidamente da febbre, a volte con tosse e gola arrossata. Possono essere presenti diarrea, nausea e lievi sintomi neurologici quali vertigini o fotofobia.
La Malattia dei Legionari, dopo un periodo di incubazione variabile da 2 a 10 giorni (in media 5-6 giorni), si manifesta con interessamento polmonare a carattere lobare clinicamente di discreta o notevole gravità, con o senza manifestazioni extrapolmonari.
Il quadro polmonare ha esordio brusco con malessere, cefalea, febbre e osteoartralgie, tosse lieve, non produttiva, che si accentua con il comparire dei sintomi respiratori. All'esame obiettivo del torace si apprezzano aree di addensamento parenchimale mono o bilaterali, con ipofonesi e presenza di rantoli crepitanti. Il reperto radiologico non è patognomonico.
A volte possono essere presenti sintomi gastrointestinali, neurologici e cardiaci; alterazioni dello stato mentale sono comuni ma non lo sono i segni di meningismo. Il paziente affetto da Legionellosi, che manifesti confusione mentale, presenta in genere anche uno o più dei seguenti sintomi: bradicardia relativa, lieve aumento delle transaminasi, ipofosfatemia, diarrea e dolore addominale.
Tra le complicanze della Legionellosi vi possono essere: ascesso polmonare, empiema, insufficienza respiratoria, shock, coagulazione intravasale disseminata, porpora trombocitopenica ed insufficienza renale.
Di seguito sono riportate le manifestazioni extrapolmonari classificate in base alla localizzazione e alla frequenza con cui si verificano.

Tabella 3

Manifestazioni extrapolmonari della Malattia dei Legionari
Manifestazioni extrapolmonari
comuni
Manifestazioni extrapolmonari
rare
Neurologiche:
  • confusione
  • disorientamento
  • letargia
  • insonnia
  • allucinazioni
  • delirio
  • atassia
  • ascesso cerebrale
  • deficit neurologici focali
  • amnesia retrograda
  • convulsioni
  • neuropatia periferica
  • corea
  • encefalomielite
  • vertigini
Gastrointestinali:
  • nausea
  • vomito
  • feci non formate/diarrea
  • dolore addominale
  • epatomegalia
  • peritonite
  • ascesso perirettale
  • ascesso appendicolare
  • pancreatite
  • colite
Renali:
  • proteinuria
  • ematuria
  • insufficienza renale
  • insufficienza renale mioglobinurica
  • nefrite acuta tubolointerstiziale
  • ascesso renale
  • glomerulonefrite
Testa/occhi/orecchi:
  • nessuna
  • sinusite
Cardiache:
  • nessuna
  • miocardite
  • pericardite
  • effusione pericardica
  • torsione della punta
Tessuti molli/pelle:
  • nessuna
  • cellulite
  • ascesso cutaneo
  • infezione di ferite
 

La polmonite da Legionella non ha caratteristiche cliniche che permettano di distinguerla da altre forme atipiche o batteriche di polmonite. Tuttavia, le modalità di coinvolgimento degli organi extrapolmonari è specifica per la Legionellosi e una diagnosi clinica presuntiva può essere fatta sulla base di una corretta associazione di segni e sintomi chiave.
Per semplicità, nel testo che segue, sarà usato il termine “Legionellosi” per indicare tutte le forme morbose causate da microrganismi del genere legionella.

Diagnosi di laboratorio
  
La diagnosi di laboratorio della Legionellosi deve essere considerata complemento indispensabile alle procedure diagnostiche cliniche. L’indagine laboratoristica deve essere attuata possibilmente prima che i risultati possano essere influenzati dalla terapia, e deve essere richiesta specificamente.
Poiché la Legionellosi è una malattia a bassa prevalenza, la specificità delle prove di laboratorio deve essere prossima al 99,9% per permettere una diagnosi attendibile dei casi sporadici. La complessità della diagnosi di laboratorio consiste inoltre nella difficoltà di isolare e identificare il germe in tempi relativamente brevi, e nella comparsa sovente molto tardiva degli anticorpi, per cui talvolta è possibile fare una diagnosi solo retrospettivamente.
L’uso di colorazioni batteriologiche può essere solo parzialmente utile. Tuttavia, è necessario prendere in considerazione una diagnosi di Legionellosi se si osservano batteri Gram-negativi nelle secrezioni delle basse vie respiratorie di un paziente immuno compromesso, con una coltura negativa dopo 24 ore sui terreni di uso corrente.
Il metodo diagnostico di elezione è l’isolamento e l'identificazione del microrganismo. Tuttavia esso richiede terreni di coltura speciali (legionella non cresce sui terreni di uso comune) e tempi di crescita relativamente lunghi (4-10 giorni). La prova dovrebbe essere eseguita sistematicamente sulle secrezioni respiratorie ed eventualmente su parenchima polmonare di pazienti con polmonite atipica interstiziale. Una emocoltura negativa, seminata successivamente su terreno appropriato per legionella, può dar luogo all’isolamento del microrganismo.
L’isolamento da campioni clinici è estremamente importante, sia perché è il criterio diagnostico più specifico, sia perché permette lo studio comparativo con ceppi di legionella isolati dall’ambiente presumibilmente associati all’infezione al fine di individuare la fonte dell’infezione stessa.
La prova dell’antigenuria (presenza di antigene solubile nelle urine) ha il vantaggio che è più facile ottenere un campione di urine che un campione di espettorato adeguato (poiché i pazienti presentano una tosse non produttiva) o di broncoaspirato/lavaggio. Inoltre, si positivizza precocemente e, contrariamente alla coltura, può dare risultati positivi anche per 60 giorni, e talvolta oltre, in modo intermittente, anche in corso di terapia antibiotica. Tuttavia proprio per questo motivo, può risultare difficile distinguere tra infezione acuta, fase di convalescenza, o infezione pregressa.
Il test per la rilevazione dell’antigene urinario evidenzia solo gli antigeni di legionella pneumophila sierogruppo 1. Quindi, benché la sensibilità di tale test sia dell'80-95% per infezioni dovute a tale microrganismo, la sensibilità globale per tutte le cause di legionellosi oscilla tra il 65 e il 75%.
I metodi sierologici sono utili per indagini epidemiologiche ma sono meno validi per quelle cliniche, data la comparsa talvolta tardiva (anche 3-6 settimane) degli anticorpi specifici a livelli significativi e della necessità di controllare un campione di siero in fase di convalescenza. L’esistenza di reattività crociata tra legionelle ed altri microrganismi, e la difficoltà di distinguere tra infezione in atto o infezione pregressa in caso di campione singolo di siero o di titolo anticorpale costante (infatti occasionalmente le IgM possono persistere a lungo nel siero dei pazienti con Legionellosi) rende la conferma diagnostica più complessa. Un risultato positivo su un singolo siero ha un valore diagnostico presuntivo. Il metodo sierologico ha un valore predittivo positivo (proporzione di realmente malati tra i positivi al test) piuttosto basso.
L’evidenziazione delle legionelle nei campioni clinici per mezzo dell’immunofluorescenza, pur permettendo di confermare la diagnosi di polmonite da Legionella entro poche ore, ha una validità inferiore al metodo colturale. La tecnica richiede una certa esperienza nella lettura del preparato, e dipende dal metodo di preparazione degli antisieri e dalle dimensioni del preparato esaminato.
La tecnica di ibridizzazione degli acidi nucleici, utilizzando sonde di DNA che individuano molecole di DNA o di rRNA, permette una diagnosi precoce ed una risposta entro poche ore. Il metodo tuttavia risente delle condizioni sperimentali e del tipo di campione e deve essere ulteriormente validato.
L’amplificazione del DNA mediante reazione polimerasica a catena (PCR) è stata applicata per ricercare le legionelle o parti di esse nel fluido del lavaggio bronco-alveolare, nel siero e nelle urine, ma negli ultimi casi la metodica è ancora allo stato sperimentale.
Poiché le varie prove di laboratorio sono complementari tra loro, in caso di sospetta Legionellosi occorre eseguirne più di una. Inoltre, poiché nessuna delle prove ha una sensibilità del 100%, una diagnosi di Legionellosi non può essere esclusa anche se una o più prove di laboratorio danno risultato negativo.

Tabella 4

Metodi diagnostici per la Legionellosi
METODO SPECIFICITA'
%
SENSIBILITA'
%
Coltura 99,8 (1) - 100 80
Evidenza dell'antigene nelle urine (2) 95 - 99 80 - 95
Sierologia: aumento del titolo anticorporale 96 - 99 70 - 80
Sierologia: titolo unico (3) 50 - 80 70 - 80
Evidenza del microrganismo con immunofluorescenza 96 - 99 25 - 75

(1) Limitazione dovuta alla possibilità di contaminazione esterna dei campioni.
(2)
Titolo > 256 in siero singolo. Un titolo di 128 in siero singolo in paziente con polmonite è considerato presuntivo di infezione.
(3)
Metodo utile per Legionella pneumophila sierogruppo 1.

Terapia
  
La terapia dei soggetti con Legionellosi si basa essenzialmente sul trattamento con antibiotici attivi contro legionella, oltre alle usuali misure di supporto respiratorio o sistemico. Poiché questo batterio ha un habitat intracellulare, nella scelta di un antibiotico attivo, particolare peso avrà la capacità del farmaco di penetrare nella cellula fagocitaria ed ivi raggiungere sufficiente concentrazione. Pertanto, la scelta terapeutica dovrebbe basarsi sulla concentrazione e sulla persistenza dell'antibiotico nel parenchima polmonare. E’ da rilevare che la Febbre di Pontiac ha una evoluzione benigna anche in assenza di specifico trattamento chemioterapico.
Su queste basi, antibiotici delle classi dei macrolidi si sono rivelati i più efficaci e risolutivi nella pratica clinica. 
Storicamente, il capostipite di questa classe, l’eritromicina, è stato il farmaco più impiegato, in genere con somministrazione per due-tre settimane, ad una dose di attacco di 1 g endovena ogni 6 ore per 3-5 giorni, seguita da 500 mg/6h per os. Oggi si tende a preferire i nuovi macrolidi quali la claritromicina e l’azitromicina, a motivo di una più potente azione battericida intracellulare e minori effetti collaterali.
Altri antibiotici molto attivi sono i nuovi fluorochinolonici, ad esempio la levofloxacina. In particolare, nei soggetti fortemente immunocompromessi, una associazione fra un fluorochinolonico e l’azitromicina o la claritromicina, è preferibile per l’elevato sinergismo d’azione intra ed extracellulare di questi due chemioterapici.
Altri antibiotici attivi contro la Legionella sono le tetracicline (in particolare la doxiciclina per via endovenosa), la rifampicina, l’associazione fra trimetoprim e sulfametossazolo, nonché l’imipenem. Tuttavia, tutti questi farmaci dovrebbero essere usati solo quando non sia possibile, per motivi di resistenza, di tossicità o di allergie individuali, l’uso dei macrolidi e/o dei fluorochinolonici.
Come per tutte le altre terapie antinfettive, la scelta della terapia più opportuna deve anche valutare la gravità dell’infezione, l’eventuale antibiotico-resistenza della Legionella isolata, la presenza di disfunzioni organiche, in particolare epatogastriche, ed i costi.

Sorveglianza
  
I principali obiettivi della sorveglianza della legionellosi sono:

  • monitorare la frequenza di legionellosi sia dal punto epidemiologico che clinico-nosologico, con particolare attenzione ai fattori di rischio per l'acquisizione della malattia;
  • identificare eventuali variazioni nell’andamento della malattia;
  • identificare cluster epidemici di legionellosi dovuti a particolari condizioni ambientali al fine di evidenziare i fattori di rischio ed interrompere la catena di trasmissione.

Definizione di caso
  
Poiché non vi sono sintomi o segni o combinazioni di sintomi specifici della Legionellosi, la diagnosi deve essere confermata dalle prove di laboratorio.

Caso accertato
  
Infezione acuta delle basse vie respiratorie con:

  • segni di polmonite focale rilevabili all’esame clinico
      
    e/o
      
  • esame radiologico suggestivo di interessamento polmonare, accompagnati da uno o più dei seguenti eventi:
      
    1. isolamento di legionella sp. da materiale organico (secrezioni respiratorie, broncolavaggio, tessuto polmonare, essudato pleurico, essudato pericardico, sangue);
    2. aumento di almeno 4 volte del titolo anticorpale specifico verso L. pneumophila sierogruppo 1, rilevato sierologicamente mediante immunofluorescenza o microagglutinazione tra due sieri prelevati a distanza di almeno 10 giorni.
    3. riconoscimento dell’antigene specifico solubile nelle urine.


Caso presunto
  
Infezione acuta delle basse vie respiratorie con:

  • segni di polmonite focale rilevabili all’esame clinico
      
    e/o
      
  • esame radiologico suggestivo di interessamento polmonare, accompagnati da uno o più dei seguenti eventi:
      
    1. aumento di almeno 4 volte del titolo anticorporale specifico, relativo a sierogruppi o specie diverse da L. pneumophila sierogruppo 1; 
    2. positività all’immunofluorescenza diretta con anticorpi monoclonali o policlonali di materiale patologico;
    3. singolo titolo anticorpale elevato (=>1:256) verso L. pneumophila sierogruppo 1.

Focolaio epidemico
  

Qualora due o più casi siano riscontrati come riconducibili ad una medesima esposizione nell'arco di sei mesi.

Sorveglianza internazionale della Legionellosi nei viaggiatori
  
Parallelamente al sistema di sorveglianza dei casi italiani, nell'ambito dell'European Working Group for Legionella Infections (EWGLI) esiste un programma di sorveglianza internazionale delle legionellosi nei viaggiatori iniziato nel 1986 e coordinato fino al 1993 dal National Bacteriology Laboratory di Stoccolma e successivamente dal Public Health Laboratory Service (PHLS), Communicable Disease Surveillance Centre (CDSC) di Londra.
Tale programma, al quale aderisce anche l'Italia, raccoglie informazioni relative ai casi di Legionellosi associati ai viaggi che si verificano nei cittadini di 30 paesi europei partecipanti al programma.
Lo EWGLI segnala all'Istituto Superiore di Sanità (Laboratorio di Batteriologia e Micologia Medica) i casi di Legionellosi che si sono verificati in viaggiatori stranieri che hanno trascorso un periodo in Italia, riportando informazioni sulle strutture recettive in cui hanno soggiornato i pazienti e che potrebbero rappresentar le fonti dell'infezione.