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Superficie: 102.173 km2(Serbia: 88.412; Montenegro
13,938)
Coordinate: Lat. 46°-42° N; long. 18°-23° E
Capitale: Belgrado
Popolazione: 11.206.847 (Serbia: 10.526.478; Montenegro:
680.369) (serbi 63%, albanesi 14%, montenegrini 6%, ungheresi 4%,
altre minoranze 13%)
Lingua: Serbo-croato (ufficiale), albanese
Religione: Ortodossa (65%), musulmana (19%), cattolica (4%),
protestante (1%), altre 13%
Governo: Repubblica federale
Forniamo,
sopra, esclusivamente i dati essenziali del paese, così come
risultano ufficialmente a tuttora, riservandoci ovviamente di
aggiornarli se necessario, insieme a un breve commento sulla
situazione. È evidente che dare indicazioni pratiche e delineare
itinerari di visita non è opportuno e può anche risultare poco
rispettoso nei confronti della popolazione in corrispondenza di crisi
politiche, tensioni, attentati, scontri, conflitti, epidemie, disastri
naturali: si rischierebbe ad esempio di indicare luoghi impraticabili,
strutture precarie e di ignorare le difficili situazioni cui andrebbe
incontro il visitatore. Per questo troverete una guida on line come
tutte le altre appena le condizioni del paese si saranno ristabilite.
La Serbia e il Montenegro, cioè quello che è rimasto della
Federazione Iugoslava, sono stati al centro dei più allarmanti eventi
bellici che abbiano avuto per teatro l’Europa nel dopoguerra: per
questo è tuttora sconsigliato recarvisi, tranne in caso di esigenze
irrevocabili.
Revanscismo, lotte etniche, spinte secessioniste, persecuzione e
genocidio di minoranze hanno destato lo stupore e lo sdegno del mondo,
oltre a una forte, inedita reazione delle forze Nato che ha suscitato
un acceso dibattito. La Serbia e il Kosovo sono stati gli epicentri
della guerra, e anche dopo il cessate il fuoco del Kosovo purtroppo si
parla e si parlerà ancora. Le zone più sicure sono quelle
settentrionali della Vojvodina e dell’area di Belgrado, e a sud il
Montenegro.
Si susseguono i contatti, le sedute dell’Unione Europea, cui
l’opposizione serba si rifiuta di partecipare in segno di sfiducia.
I campi profughi si moltiplicano, ma gli aiuti umanitari non sembrano
bastare mai.
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