| IL VIRUS
L'influenza è una malattia respiratoria acuta associata alla
infezione da virus influenzali. È una malattia stagionale che,
nell'emisfero occidentale si verifica durante il periodo invernale.
I sintomi includono mal di testa, febbre, tosse, mialgia, gola
infiammata. Lo spettro di condizioni patologiche è piuttosto ampio
e va da sintomi lievi fino alle gravi complicazioni che possono
sopraggiungere dopo la malattia. |

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Le prime descrizioni di epidemie
caratterizzate da sintomi simil-influenzali risalgono al V sec. A.C.,
in Grecia, e sono continuate durante tutta l'era cristiana,
evidenziando |
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come l'influenza sia presente da millenni nella
popolazione umana. Indagini di sieroarcheologia su sieri di persone nate nella seconda
metà dell'Ottocento hanno evidenziato che virus antigenicamente
simili a quelli attualmente circolanti erano già presenti nell'uomo
nel secolo passato.
Il primo isolamento di virus influenzale nell'uomo risale al 1933 in
Inghilterra (ma in precedenza erano stati isolati virus influenzali
sia da polli che da suini). Da allora, sono stati identificati tre
tipi di virus influenzale, costituenti il genere Orthomixovirus: i
tipi A e B, responsabili della sintomatologia influenzale classica,
e il tipo C, di scarsa rilevanza clinica (generalmente asintomatico). |
I virus di tipo A circolano
sia nell'uomo che in altre specie animali e sono ulteriormente
suddivisi in sottotipi, distinti in base alle differenze tra le
proteine di superficie emagglutinina (HA) e neuramminidasi (NA),
verso le quali si indirizza la risposta immunitaria dei soggetti
infettati o vaccinati. Ad oggi sono stati identificati 15 sottotipi
di emagglutinina e 9 di neuramminidasi.
I virus di tipo B sono
presenti solo nell'uomo e non esistono sottotipi distinti
nell'ambito delle loro proteine di superficie HA e NA.
Alla base della epidemiologia
dell'influenza vi è la marcata tendenza di tutti i virus
influenzali a variare, cioè ad acquisire cambiamenti nelle proteine
di superficie che permettono loro di aggirare la barriera costituita
dalla immunità presente nella popolazione con esperienza pregressa
di infezione .
I cambiamenti possono avvenire secondo due meccanismi distinti:
1. Deriva antigenica (antigenic
drift). Si tratta di una graduale modifica della sequenza
degli aminoacidi che compongono le proteine in grado di stimolare
una risposta immune. Questo fenomeno riguarda sia i virus A che i
B (ma negli A avviene in modo più marcato e frequente) ed è
responsabile delle epidemie stagionali. Infatti le nuove varianti
diventano sufficientemente irriconoscibili agli anticorpi nella
maggior parte delle popolazione, così da rendere un ampio numero
di individui suscettibile al nuovo ceppo.
2. Spostamento antigenico
(antigenic shift). È un fenomeno che riguarda solo i virus
influenzali di tipo A e consiste nella comparsa nell'uomo di un
nuovo ceppo virale con una proteina di superficie (HA e/o NA)
appartenente a un sottotipo diverso da quelli comunemente
circolanti nell'uomo. Gli shift antigenici sono dovuti o a
riassortimenti tra virus umani e animali (aviari o suini) oppure
alla trasmissione diretta di virus non-umani all'uomo (l'esempio
più recente è quello verificatosi ad Hong Kong nel 1997). Quindi
la fonte dei nuovi sottotipi sono sempre virus animali. Poiché la
popolazione non ha mai incontrato prima questi antigeni, in
determinate circostanze questi cambiamenti di maggiore entità
possono provocare una infezione improvvisa e invasiva in tutti i
gruppi di età, su scala mondiale, che prende il nome di pandemia.
Le pandemie si verificano ad
intervalli di tempo imprevedibili e in questo secolo sono avvenute
nel 1918 (Spagnola, sottotipo H1N1)), 1957 (Asiatica, sottotipo
H2N2) e nel 1968 (Hong Kong, sottotipo H3N2). La più severa, nel
1918, ha provocato almeno 20 milioni di morti.
È comunque importante sottolineare
che la comparsa di un ceppo con proteine di superficie radicalmente
nuove non è di per sé sufficiente per dire che si è verificata
una pandemia. Occorre anche che il nuovo virus sia capace di
trasmettersi da uomo a uomo in modo efficace. I virus di sottotipo
H5N1 isolati da vari individui ad Hong Kong nel 1997 non
possedevano, fortunatamente, questa caratteristica.
I virus di tipo C, come già
detto, danno una infezione generalmente asintomatica o simile al
raffreddore comune.
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LA PREVENZIONE
| Il virus influenzale viene
generalmente acquisito attraverso il contatto con altre persone
infette. |
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Il virus si trova sia nella saliva sia nel muco e può penetrare
nell'organismo attraverso le mucose (bocca, occhi e naso). Il virus
può essere trasmesso dal momento del contagio fino ai tre-quattro
giorni successivi ai primi sintomi (che si manifestano a distanza di
uno-quattro giorni dall'infezione), questo significa che può anche
essere trasmesso da persone apparentemente sane. Si diffonde molto
facilmente negli ambienti affollati. |

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Alcune semplici regole
comportamentali possono aiutare a non infettarsi, tenendo presente
che il virus viene trasmesso soprattutto dal contatto con le mani
delle persone infette o direttamente da inalazione a seguito di uno
starnuto o di un colpo di tosse di un malato (la vaporizzazione può
arrivare fino a nove metri di distanza). Quindi, poiché il virus può
trasmettersi anche durante una banale conversazione con un soggetto
infetto, è meglio evitare di avere stretti contatti con le persone
ammalate ed è buona regola lavarsi spesso le mani. E' anche
importante assicurarsi che negli ambienti chiusi l'aria non sia mai
troppo secca, usando se necessario un umidificatore, perché questo
irriterebbe le vie respiratorie rendendole più vulnerabili agli
agenti patogeni. Chi fuma è più suscettibile alle malattie
respiratorie e, quindi, anche per questo, conviene smettere.
Una volta contratto il virus
influenzale non ci sono molte possibilità di arrestare e
controllare il decorso della malattia: gli antibiotici sono
inefficaci contro i patogeni virali e gli altri farmaci disponibili,
amantadina e, il più recente, zanamivir sono relativamente
efficaci, ma vanno assunti molto precocemente (solo dopo avere
accertato che si tratta di vera e propria influenza) e possono,
comunque, comportare effetti collaterali. Quindi, il principale
strumento per combattere l'influenza rimane per ora la vaccinazione
che è la principale misura di prevenzione.
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LA VACCINAZIONE
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Vaccinarsi è
la maniera migliore
di prevenire e combattere l'influenza
sia perché si aumentano notevolmente le probabilità di non
contrarre la malattia sia perché, in caso di sviluppo di sintomi
influenzali, questi sono molto meno gravi e, generalmente, non
seguiti da ulteriori complicanze. |
Chi si deve
vaccinare
Tra il 1990 e il 1994, in Italia,
l'influenza ha provocato 3.304 morti (fonte: archivio ISTAT) e, nel
91% dei casi, si è trattato di persone al disopra dei 65 anni d'età.
Tuttavia, questa incidenza è da considerarsi sottostimata poiché,
a volte, viene riportata come causa di morte direttamente la
complicanza dell'influenza.
Si stima che l'epidemia dello scorso anno, per cui non sono ancora
disponibili i dati di mortalità, abbia interessato oltre 10
milioni di persone. Per questo, il Ministero della Sanità
raccomanda fortemente la vaccinazione di tutti coloro che
appartengono alla fascia d'età maggiore di 64 anni o per coloro che
sono in stretto contatto con anziani. Il Piano Sanitario Nazionale
1998-2000 ha tra i suoi obiettivi il raggiungimento di una copertura
vaccinale del 75% della popolazione sopra i 65 anni d'età.
Il vaccino è raccomandato per
tutte le persone a rischio di complicazioni secondarie a causa
dell'età o di patologie, come disordini cronici di tipo
respiratorio o polmonare (asma compreso), malattie metaboliche
croniche (diabete mellito, disfunzioni renali, immunodepressione
dovuta o meno ai farmaci, patologie emopoietiche, sindrome da
malassorbimento intestinale, fibrosi cistica, malattie congenite o
acquisite che comportino carente produzione di anticorpi) o quando
sono previsti interventi chirurgici di una certa entità.
Inoltre, il vaccino è fortemente
raccomandato a bambini a partire dai sei mesi d'età ed agli
adolescenti (fino ai 18 anni d'età) che sono stati sottoposti ad
una terapia a lungo termine a base di aspirina (acido salicilico)
perché l'uso di questo farmaco aumenta la probabilità di
sviluppare, successivamente all'infezione influenzale, la sindrome
di Reye (una grave malattia, non contagiosa, di cui la causa è
sconosciuta, che colpisce principalmente cervello e fegato,
inducendo, se non fermata in tempo, letargia, delirio, convulsioni,
fino arrivare al coma).
Infine la vaccinazione è
raccomandata per tutti coloro che svolgono funzioni lavorative
di primario interesse collettivo o che potrebbero trasmettere
l'influenza a persone ad alto rischio di complicanze.
Vaccini
disponibili
I ceppi utilizzati vengono scelti
ogni anno dall'Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) sulla
base delle segnalazioni provenienti dai sistemi di sorveglianza di
tutto il mondo. Il continuo monitoraggio è reso necessario
dall'alta frequenza di mutazioni che si verificano nei virus
influenzali; queste mutazioni cambiano le caratteristiche
antigeniche fanno sì che l'immunità acquisita, naturalmente (perché
ci si è ammalati) o artificialmente (vaccinazione), nella
precedente stagione influenzale non sia più sufficiente a
proteggere dalle nuove forme virali in circolazione. Il vaccino con
la formulazione aggiornata è reso disponibile ogni anno dal
mese di settembre.
Sono in commercio vaccini con virus
interi inattivati (cioè uccisi) e altri in cui sono presenti
solo le parti fondamentali per stimolare la risposta immunitaria: i
vaccini split-virus (a virus dissociati), privi
dell'involucro proteico e i vaccini a subunità, in cui sono
presenti solo alcune proteine presenti sulla superficie (emoagglutinina
e neuroaminidasi). Questi due tipi di vaccino danno un'ottima
protezione e gli eventuali effetti collaterali sono ridotti al
minimo (per lo più reazioni locali nella sede di inoculazione) e,
particolarmente quelli a subunità, riducono al minimo la possibilità
di reazioni allergiche (infatti sono consigliati ai bambini).
Sulla
base dei riscontri epidemiologici e sierologici riguardanti la
circolazione di virus influenzali nel Continente europeo nella
passata stagione ed in conformità con le raccomandazioni diramate
dall'Organizzazione Mondiale della Sanità per l'emisfero
settentrionale, il vaccino antinfluenzale da utilizzare per la
prossima campagna 2000-2001 sarà un vaccino trivalente contenente i
seguenti antigeni:
-
antigene
analogo al ceppo A/Mosca/10/99 (H3N2)
- antigene
analogo al ceppo A/Nuova Caledonia/20/99 (H1N1)
- antigene analogo al ceppo B/Beijing/184/93
Quando
vaccinarsi
Il periodo più
indicato per la vaccinazione va dalla metà di ottobre alla fine di novembre.
Si sconsiglia generalmente di vaccinarsi con molto anticipo perché
l'immunità data da questo vaccino declina nell'arco di 6-8 mesi e,
quindi, si potrebbe rischiare di essere solo parzialmente protetti
nel periodo più rischioso (ottobre-febbraio).
Nel caso di persone che si debbano
recare per lunghi periodi all'estero può essere utile informarsi
preventivamente sull'andamento stagionale dell'influenza nel paese
da visitare, tenendo presente che nell'Emisfero Australe la stagione
influenzale va da aprile a settembre e che nei paesi tropicali è
possibile contrarre l'infezione durante tutto l'anno.
Come vaccinarsi
Le modalità di vaccinazione
variano a seconda dell'età in quanto, fino ad una certa età, è
possibile che il sistema immunitario non sia mai venuto in contatto
con i virus influenzali che sono attualmente in circolazione e vada,
quindi, 'preparato' al riconoscimento. Di conseguenza, generalmente,
per i bambini al di sotto dei 12 anni si consigliano due dosi di
vaccino da praticarsi a distanza di almeno quattro settimane mentre
per i soggetti più grandi è sufficiente una sola dose.
Ferme
restando le indicazioni contenute negli stampati dei singoli
prodotti autorizzati in Italia, lo schema raccomandato per la
vaccinazione antinfluenzale è il seguente:
| ETA' |
VACCINO |
MODALITA'
DI SOMMINISTRAZIONE |
| da
6 a 35 mesi |
split
o sub-unità |
½
dose (0,25 ml) ripetuta a distanza di almeno 4 settimane per
i bambini che vengono vaccinati per la prima volta |
| da
3 a 12 anni |
split
o sub-unità |
1
dose (0,50 ml) ripetuta a distanza di almeno 4 settimane per
i bambini che vengono vaccinati per la prima volta |
| oltre
12 anni |
intero,
split o sub-unità |
1
dose (0,50 ml) |
La somministrazione è per via
intramuscolare e, in tutti coloro con età superiore ai 12 anni,
l'iniezione va effettuata nel muscolo deltoide (braccio), mentre,
per i più piccoli è consigliato il muscolo antero-laterale della
coscia.
Nel caso che si decida di
acquistare personalmente il vaccino in farmacia è importante
ricordarsi che va conservato in frigorifero, a temperature comprese
tra i +2°C e +8°C.
Non deve essere congelato.
Efficacia della
vaccinazione
Il vaccino è efficace nella
prevenzione dell'influenza trasmessa dai virus appartenenti agli
stessi ceppi di quelli utilizzati per l'immunizzazione. Questo
significa che non protegge ne da virus influenzali appartenenti a
ceppi diversi da questi né, tanto meno, da altri virus che
provocano malattie respiratorie (come il raffreddore) con sintomi
simili a quelli dell'influenza. Tuttavia, il monitoraggio
internazionale sui ceppi in circolazione, coordinato dall'OMS,
permette di presumere che la probabilità di contrarre l'infezione
da virus di altri ceppi sia piuttosto bassa. Generalmente, la
vaccinazione conferisce una piena immunità nel 75% dei casi, il
rimanente 25%, invece, anche se contrae l'influenza sviluppa sintomi
lievi.
La protezione indotta dal vaccino
comincia due settimane dopo l'inoculazione e perdura per un periodo
di sei-otto mesi, poi tende a declinare. Per questo, e perché
possono cambiare i ceppi in circolazione, è necessario ripetere la
vaccinazione all'inizio di ogni stagione influenzale.
Effetti
collaterali
L'inoculazione del vaccino
influenzale non provoca generalmente effetti collaterali di rilievo;
in alcuni casi si possono manifestare, nel punto dove è stata
praticata l'iniezione, lievi reazioni cutanee locali (arrossamento,
gonfiore) di breve durata (massimo 48 ore).
Il vaccino contiene solo virus
inattivati (uccisi) o sue parti quindi non può provocare sintomi
influenzali. Tuttavia, a volte, soprattutto quando il soggetto non
ha avuto precedentemente alcun contatto con il virus influenzale, è
possibile che, a distanza di 6-12 ore dalla vaccinazione, compaiano
sintomi di tipo influenzale (febbre, dolori muscolari, mal di testa,
brividi) in forma molto attenuata e transitoria (massimo 48 ore).
Reazioni allergiche immediate
(orticaria, angioedema, asma) sono generalmente dovute ad
ipersensibilità alle proteine dell'uovo, contenute nel vaccino in
quantità minima.
Sono stati
riferiti, dopo vaccinazione antinfluenzale, altri eventi avversi
quali trombocitopenia transitoria, nevralgie, parestesie, disordini
neurologici. La correlazione causale tra la somministrazione di
vaccino antinfluenzale e tali eventi non è stata dimostrata. In
particolare, non è stata dimostrata l’associazione tra i vaccini
antinfluenzali correntemente in uso e l’insorgenza di sindrome di
Guillain Barrè.
Quando è
sconsigliata la vaccinazione
La vaccinazione antinfluenzale non
interferisce con altre vaccinazioni; è sufficiente utilizzare
siringhe diverse e praticare l'inoculazione in sedi diverse. Come
precauzione, è meglio evitare di sottoporsi alla vaccinazioni se
sono in corso processi febbrili. Non è controindicata se sono
presenti infezioni minori delle vie respiratorie. E' fortemente
sconsigliata a chi è allergico alle proteine dell'uovo, che sono
presenti in quantità minima (il vaccino viene prodotto utilizzando
uova embrionate di pollo).
L'efficacia del vaccino dipende
dall'efficacia della risposta anticorporale, questo significa che se
il sistema immunitario è compromesso, a causa di terapie specifiche
o di patologie in atto, l'immunità conferita dalla vaccinazione
potrebbe non essere ottimale. I farmaci a base di cortisone, che
deprimono la risposta immunitaria, non sono incompatibili con la
vaccinazione a meno che siano usati per via sistemica e ad alti
dosaggi.
Nel caso di malattie autoimmuni,
poiché la vaccinazione stimola l'attività immunitaria, è
necessario valutare caso per caso l'opportunità di effettuare la
vaccinazione.
Non ci sono rischi o
controindicazioni per la vaccinazione delle donne incinte o per
quelle che stanno allattando le quali, inoltre, sembrano correre un
rischio superiore al normale di sviluppare complicanze a seguito
dell'influenza. Tuttavia, d'altra parte, in linea generale, è
consigliabile evitare più possibile i trattamenti farmacologici di
qualsiasi tipo durante il primo trimestre di gravidanza.
Anche per quanto riguarda le
persone sieropositive per il virus dell'AIDS, non vi sono
controindicazioni e, anzi, è consigliato vaccinarsi per evitare le
complicanze derivanti dall'influenza. Tuttavia, non vi sono dati
chiari sull'efficacia della vaccinazione in soggetti con HIV ma
sembra che l'acquisizione dell'immunità dipenda dalla gravità
dell'immunodepressione provocata dall'HIV e, più in dettaglio, dal
numero di linfociti T CD4+ circolanti. Gli studi clinici
non riportano peggioramenti nella progressione dell'infezione da HIV
conseguenti alla vaccinazione antinfluenzale.
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I SINTOMI
In Italia, l'influenza si manifesta
nel periodo invernale (prevalentemente, tra dicembre e marzo) e si
risolve nell'arco di cinque-sette giorni, anche se tosse e malessere
generale possono perdurare per due o più settimane.
| L'influenza è contraddistinta da
un repentino manifestarsi di sintomi generali e respiratori: febbre
elevata (della durata di circa tre giorni), che si manifesta
bruscamente, accompagnata da brividi, dolori ossei e muscolari, mal
di testa, grave malessere generale, mal di gola, raffreddore e tosse
non catarrale. La febbre è generalmente più elevata nelle
infezioni provocate dai virus del tipo A mentre, in quelle causate
da quelli del tipo B, si mantiene a livelli più bassi. |

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| Nei
lattanti, in genere, la febbre non si manifesta ma si osservano
vomito e diarrea. Anche negli anziani (oltre i 75 anni d'età) la
febbre rimane bassa, l'insorgenza dei disturbi è graduale e
comporta soprattutto debolezza, dolori articolari e stato
confusionale. La diagnosi di influenza si basa comunemente sui
sintomi clinici ma la certezza può essere raggiunta solo con
l'isolamento del virus influenzale che, però, non viene effettuata
se non nell'ambito di studi scientifici. |
La tabella qui di seguito riassume
brevemente le caratteristiche che permettono di distinguere se si
tratti di raffreddore o di influenza.
| SINTOMI |
INFLUENZA |
RAFFREDDORE |
| Insorgenza
dei primi sintomi |
Generalmente
brusca ed improvvisa, accompagnata da brividi e sudorazione |
Può
essere graduale |
| Febbre |
Superiore
ai 38°C, dura circa 3-4 giorni |
Rara
e, in genere, non elevata |
| Mal
di testa |
Sì,
forte |
Raro |
| Malessere
e dolori generali |
Quasi
sempre presenti e spesso forti |
Non
gravi |
| Affaticamento
e debolezza |
Possono
durare fino a due-tre settimane |
Accennati |
| Naso
chiuso |
A
volte |
Comune |
| Starnuti |
A
volte |
Frequenti |
| Mal
di gola |
A
volte |
Comune |
| Dolori
al petto durante la respirazione e la tosse |
Comuni.
Possono divenire molto forti |
Da
leggeri a moderati. Tossire è doloroso |
| Complicanze |
Bronchiti
e polmoniti |
Otite |
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LA TERAPIA
|
In generale, è utile stare al
caldo e rimanere a letto, così da evitare di affaticarsi e di
esporsi a sbalzi di temperatura. E' importante bere molto per
assicurare la reintegrazione dei fluidi persi a causa della febbre e
della sudorazione relativa. |
 |
Farmaci
sintomatici
I farmaci più utilizzati sono di
tipo sintomatico, cioè non curano l'influenza ma solo i disturbi da
essa prodotti e comprendono: acido salicilico (aspirina) e
paracetamolo per la febbre, la cefalea e i dolori articolari;
antistaminici, disinfettanti, fluidificanti ed espettoranti per la
sintomatologia a carico di naso, gola e bronchi. E' importante
chiarire ancora che gli antibiotici sono assolutamente inutili per
combattere l'influenza mentre possono essere utilizzati per le
infezioni batteriche che possono derivarne (es. polmoniti,
faringiti).
Farmaci
antivirali
Inizialmente, nonostante l'intensa
ricerca compiuta per valutare l'attività antinfluenzale di migliaia
di sostanze, sono stati identificati solo due farmaci con azione
antivirale, l'amantadina e la rimantadina, che agiscono solo
sull'infezione influenzale provocata dai virus di tipo A. Tuttavia,
andrebbero usati solo quando ci sono rischi di gravi complicazioni
perché possono avere effetti collaterali di tipo neurologico e
favorire lo sviluppo di ceppi virali mutanti resistenti. Inoltre,
sono efficaci solo nel 70-90% dei casi. L'amantadina è, comunque,
sconsigliata per i bambini sotto l'anno d'età.
L'amantadina e la rimantadina (non
commercializzata in Italia) possono essere utilizzate anche a scopo
preventivo nelle persone che sono ad alto rischio per le complicanze
dovute all'influenza e che non si sono potute vaccinare (o in cui si
suppone non si sia sviluppata una buona risposta immunitaria al
virus influenzale).
Inoltre, questi due farmaci, non bloccano completamente l'infezione
influenzale tanto da consentire lo sviluppo di una forma di immunità
naturale, anche se non compaiono i sintomi influenzali. Inoltre, per
ottenere il migliore rapporto costi/benefici, la profilassi con
amantadina dovrebbe essere impiegata solo durante il periodo
epidemico.
Bisogna sempre tenere presente che, come ribadisce il Ministero
della Sanità nella circolare n.11 del 25 Giugno 1999, ''la
chemioprofilassi non è un sostituto della vaccinazione
antinfluenzale''.
Nel corso del 1999, è stato messo
in commercio in Italia un nuovo farmaco con azione antivirale, lo
zanamivir, che è in grado di ridurre la durata della malattia da
uno a 2,5 giorni. Lo zanamivir agisce sulla neuroaminidasi (una
proteina presente sulla superficie esterna del virus e che sembra
essere necessaria al virus per infettare le cellule e per liberare
particelle virali dopo la replicazione all'interno della
cellula), rallentando la propagazione del virus.
A differenza dell'amantadina e della rimantadina non sembra indurre
la formazione di ceppi resistenti.
Il farmaco è disponibile come
polvere da inalare oralmente, è attivo contro i virus influenzali
appartenenti sia al ceppo A sia al B e va assunto entro le 48 ore
dall'insorgenza dei sintomi. Come il vaccino questo farmaco non ha
utilità in quelle patologie dell'apparato respiratorio provocate da
altri virus o batteri ma che hanno una sintomatologia simile a
quella influenzale: per questo motivo il farmaco va somministrato
dietro prescrizione del medico quando vi siano prove certe della
circolazione del virus all'interno della comunità.
Il farmaco non può essere
somministrato ai bambini al di sotto dei 12 anni d'età e alle donne
in gravidanza o durante l'allattamento perché non vi sono ancora
dati sufficienti per assicurarne l'innocuità in questi casi.

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